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Clan Moccia, l’ispettore di polizia arrestato: ‘Pretesi l’assunzione di mio nipote… punto e basta’.LE INTERCETTAZIONI


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“Io a volte ho litigato anche per amici con loro. Io ho litigato anche per questioni riguardanti la mia famiglia. lo quando ho preteso che a mio nipote lo mettevano nel …Mandi … lo dovevano mettere nel Mandi … punto e basta”. La pericolosità e la sua appartenenza stretta al clan Moccia di Afragola è ribadita oltre che dal racconto di alcuni pentiti ma soprattutto dalle intercettazioni telefoniche e ambientale che lo hanno inchiodato. Si tratta del poliziotto Salvatore Zimbaldi detto o’ chiattone arrestato per associazione camorristica e riciclaggio. In una delle conversazioni intercettate nell’auto dell’imprenditore Enrico Petrillo legato ai Moccia, contenute nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tommaso Perrella che ha portato in carcere una quarantina tra vecchie  nuovi capi della cosca, Zimbaldi si vanta di aver litigato con i capi dei Moccia e di aver imposto l’assunzione del nipote nel centro Mandi (riconducibile a Maurizio Zamparini presidente del Palermo calcio) nell’Ipermercato “Le Porte di Napoli” ad Afragola.
Per l’assunzione del nipote Zimbaldi “si impose” imposto su Pasquale Puzio o ‘riccio che avrebbe voluto far assegnare il posto di lavoro alla propria sorella . In una intercettazione nell’auto con” … A me all’epoca … all’epoca Pasquale mi disse che nel Mandi  sta un solo posto e propose la sorella … io gli dissi va’ mio nipote … tu adesso come la vuoi pensare la pensi … li è andato mio nipote … perchè il principio …… mi ricordo …. venne Pasquale a casa … ma quella mia sorella … gli dissi mio nipote per principio perchè li sono io …. non è tua sorella … la sono io punto … e andò mio nipote”.
A tale proposito scrive il gip: “È quindi evidente, in tale contesto, che quando ZIMBALDI affermava di aver litigato «con loro» si riferisse ai
MOCCIA, presupponendo in modo logico, l’esistenza di un buon rapporto, tale da consentire allo ZIMBALDI di far prevalere la propria volontà rispetto a quella di PUZIO Pasquale”. Dagli accertamenti effettuati è emerso che il nipote di Zimbaldi sia stato assunto dalla ditta Mandi srl.

E sempre a tale proposito dice ancora il gip: “La conversazione pertanto costituisce un formidabile riscontro alle chiamate in correità provenienti dai collaboratori di giustizia D’ANGELO Rocco e SCAFUTO Salvatore in ordine alla sostanziale intraneità dello ZIMBALDI Salvatore al consesso camorristico. Di questo consesso Zimbaldi conosce e frequenta soggetti dello spessore di Moccia Luigi e Puzio Pasquale con ciò confermando alla lettera le dichiarazioni rese da ultimo da SCAFUTO Salvatore. A favore di questo clan pone in essere servizi di varia natura quali la comunicazione di ambasciate ovvero la conoscenza di pendenza di indagini, e di “bonifìca” da intercettazioni, ed ancora altri servizi di ausilio ad imprese vicine al clan”. Su Facebook, l’ispettore ostentava poi foto con appartenenti al clan Moccia di Afragola e in particolare con Vincenzo Angelo, figlio del capoclan Antonio, mentre la compagna, che non è indagata, ha rapporti di amicizia con Anna Diletta Moccia, anche lei figlia di Antonio ed è ritratta più volte in foto poi pubblicate sui profili social. A Zimbaldi è contestato il reato di riciclaggio perche’ avrebbe trasferito denaro per conto dei Moccia, in un caso circa 200mila euro in contanti, che lui stesso in una telefonata intercettata racconta essere il profitto di fatture per operazioni inesistenti della società Campana Petrol Group, che secondo la Guardia di Finanza e la Dia, apparteneva alla cosca. Zimbaldi, poi, insieme ad Antonio Boemio, assistente capo in servizio al Commissariato di San Giovanni-Barra, per il quale il pm aveva chiesto l’arresto ma che è stato interdetto per un anno per favoreggiamento personale e accesso abusivo ai sistemi informatici, ha ‘bonificato’ da microspie i locali della Campana Petrol Group. Boemio per verificare se i titolari della Campana fossero indagato è entrato nei sistemi informatici della polizia giudiziaria. Questi accessi, diciannove per l’esattezza, sono tutti stati monitorati dalle forze dell’ordine. La moglie, detiene il 10 per cento di quote societarie. Dopo la verifica fiscale avvenuta nella società il 2 ottobre 2013 da parte della Guardia di Finanza, fu Boemio a incaricare un esperto informatico di bonificare l’intera azienda dalla presenza di eventuali microspie…”.

 

Antonio Esposito

14. continua

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