Rifiuti tossici in Campania e Puglia: l’asse criminale che minaccia l’ambiente italiano

Ultime News

Acerra, arrestato pusher 33enne con oltre 250 grammi di droga

Un 33enne con precedenti specifici è stato arrestato ieri...

Volla, sequestrati oltre 500 chili di pesce senza etichetta: multa da 2mila euro

Volla-  Oltre mezza tonnellata di prodotti ittici privi di...

Borrelli (Avs) insiste su tariffa unica Rc auto per contrastare le disparità territoriali

Nel dibattito sulle assicurazioni auto in Italia, il deputato...

Una rete criminale per il traffico illecito di rifiuti è stata scoperta dalle autorità, intersecando la Campania e la Puglia in una vera e propria emergenza ambientale. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari, ha svelato un sistema strutturato dal carattere sistematico, in grado di eludere i controlli grazie a pratiche fraudolente.

Secondo gli inquirenti, il meccanismo include aziende produttrici e centri di stoccaggio, spinti da costi elevati di smaltimento legale, in cerca di opzioni più economiche. La Puglia, vista come un’area per nascondere i rifiuti, ha favorito una rete di broker e intermediari, capaci di coordinare le operazioni di trasporto verso terreni predisposti per sversamenti illeciti, come riportato nel documento della DDA.

Le indagini si sono concentrate su due società, Calvio Trasporti s.r.l.s. e Ceva Service Società Cooperativa, ritenute centrali nel traffico. Questi operatori, attori non appena padroncini di mezzi di trasporto, sono accusati di alterare documenti ufficiali per camuffare carichi tossici come materiali inerti.

Particolare attenzione è stata riservata ai cosiddetti “basisti”, un gruppetto di uomini radicati nel foggiano, con la funzione di monitorare le operazioni di sversamento. Domenico Di Corcia è emerso come una figura chiave, accusato di coordinare le attività operative sul campo.

I magistrati hanno identificato trenta sospettati, suddivisi in specifiche categorie operative. Le accuse includono traffico illecito di rifiuti, ricettazione e falsificazione di atti publici, aggravate dall’associazione per delinquere.

Il sequestro di beni, disposto dal Gip, ha riguardato un ampio spettro di asset finanziari e beni immobili, riferiti a imprese coinvolte nell’illecito. Le somme sequestrate superano i 2,5 milioni di euro, evidenziando l’ampiezza e la gravità della rete di traffico.

Le indagini proseguono, con i magistrati della DDA che esplorano nuove piste e attendono sviluppi significativi in questo delicato caso di camorra ambientale.

Fonte