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I pentiti raccontano Salvatore Tamburrino: il ‘fedelissimo’ che ‘ha fatto arrestare’ il boss Marco Di Lauro


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E’ stato sempre fedele ai Di Lauro, non li ha mai mollati nonostante le faide e le scissioni. I pentiti lo indicano come il vero braccio destro di Marco Di Lauro, il boss fantasma catturato ieri. Eppure Salvatore Tamburrino, 42 anni, ieri inconsapevolmente ha fatto catturare il suo boss. La telefonate tra gli esponenti del clan che ci sono state dopo che l’uomo in mattinata aveva ucciso per motivi di gelosia sua moglie a Melito e poi era scappato hanno portato gli investigatori a trovare il nascondiglio del boss. Proprio perché Tamburrino era considerato il più vicino a Marco gli altri affiliati sono andati in fibrillazione, hanno cominciato a telefonarsi tra di loro e forse anche allo stesso boss. Hanno commesso un errore che non avevano mai commesso in questi 14 anni in cui sono riusciti sempre a coprire la latitanza di “F4”. Ma chi è Salvatore Tamburrino?. Nel 2004 fu arrestato nella cosiddetta “notte delle manette” contro il clan Di Lauro che diedi il via alla latitanza di Marco. Dopo un po di carcere tornato in libertà nel 2007 subì un agguato nel pieno della faida di Scampia. Si trovava nella zona del Terzo Mondo a Secondigliano quando subì un’imboscata. Rimase ferito gravemente ma riuscì a cavarsela. I suoi killer furono intercettati e arrestati dai carabinieri subito dopo l’agguato. Si tratta di Francesco Raia, di 30 anni e Massimiliano Vinciguerra, 32,  legati agli Scissionisti degli Amato-Pagano.Si trovavano a bordo di un’auto  mentre si stavano allontanando a forte velocità dal luogo della sparatoria. All’interno della vettura la pattuglia del Cio recuperarono una pistola calibro 357 Magnum, successivamente risultata rubata, “ancora calda”.La stessa arma poco prima era servita per ferire gravemente Salvatore Tamburino. L’uomo era grande amico dei figli del boss Paolo Di Lauro, con Cosimo e soprattutto con Marco e ultimamente anche con Salvatore ‘Terremoto’. A tale proposito ha raccontato il pentito Antonio Accurso o’ puorco, ex reggente del clan della Vanella Grassi e fratello dell’altro boss ‘fantasma’ Umberto Accurso, arrestato due anni fa: “…egli ha solo per il clan preso parte a traffìci di droga. L ‘ho incontrato per due volte dopo la sua recente scarcerazione. Attualmente il clan Di Lauro e dunque  Salvatore fanno i cosiddetti passaggi di mano ossia vendono la droga. cocaina ed erba, a privati ed anche a persone di Bari amici di Giovanni Cortese, tale fatto mi è stato detto proprio dal Cortese….mi parlò di suoi amici pugliesi non mi approfondii quanto alla città della Puglia non essendo un affare di mio interesse. La cocaina la  fornivo io a Salvatore Di Lauro con cui mi sono incontrato due volte; mentre l ‘erba la fornivano i Lo Russo ossia Luciano Pompeo. Una prima volta nell’inverno 2013-2014 circa una settimana dopo la sua scarcerazione. L ‘incontro avvenne presso la Villa comunale di Arzano presenti lui ed il fratello Giuseppe accompagnati daGiovanni Cortese e Salvatore Tamburrino, io ero accompagnalo da Fabio Di Natale. Si disse che per la cocaina dovevo proseguire come già stavo facendo con Cortese ossia gliela fornivo a 42 mila euro al chilo…”. Il pentito Mario Pacciarelli invece a proposito di tamburino ha raccontato agli investigatori: “Spesso parlava con con noi della Vanella del livello di droga che dovevamo fornire alla piazza dei Di Lauro”. Attualmente era ancora sotto processo per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per una vicenda nata come estorsione ma poi derubricata, ai danni del titolare di una concessionaria di auto. E’ stato anche assolto dall’accusa di essere uno dei killer del clan e componente del commando di morte che nel 2004 uccise Federico Bizzarro a Qualiano.


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