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Di Lauro ‘tradito’ da una telefonata dopo il femminicidio di Melito


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Una telefonata potrebbe aver svelato il nascondiglio di Marco Di Lauro. Ad effettuarla sarebbe stata oggi, nel primo pomeriggio, l’uomo che ha ucciso con tre colpi di pistola la moglie a Melito e che poi si è recato in Questura per confessare l’omicidio. L’assassino, infatti, già noto alle forze dell’ordine e vicino al clan Di Lauro, dopo aver compiuto il delitto avrebbe telefonato a Marco Di Lauro facendo scattare l’intercettazione che ha condotto gli inquirenti alla scoperta dell’abitazione di via Emilio Scaglione a Marianella dove si nascondeva il figlio di Ciruzzo o’ Milionario. Nel corso della conferenza stampa di oggi, il questore di Napoli Antonio De Jesu ha lasciato intendere che i due avvenimenti sono collegati. “Non posso dire di più – spiega il questore Antonio De Jesu – ma vi dico che c’è stata fibrillazione nel primo pomeriggio da parte dei nostri tecnici e da lì ci siamo mossi per arrestare Marco Di Lauro”.  I carabinieri avevano trovato la donna morta in casa dei genitori riversa per terra. Norina Mattuozzo, 33 anni, era tornata a vivere nella casa materna da quando le cose con il marito, Salvatore Tamburrino, un ex sorvegliato speciale contiguo al clan di camorra dei Di Lauro, non andavano piu’ bene. Ma quello che in mattinata era stato rubricato come un episodio di violenza domestica, con il passare delle ore ha assunto un’importanza rilevante anche per la cattura del boss Marco Di Lauro avvenuta nel primo pomeriggio. E’ proprio nella casa materna di Norina Mattuozzo, un appartamento al sesto piano di un edificio di edilizia popolare nel centro storico di Melito  che Tamburrino stamattina si e’ presentato chiedendo di poter parlare con la moglie. I due si sono chiusi in una stanza dalla quale dopo poco e’ uscito solo l’uomo. Quando sono arrivati i carabinieri per Norina non c’era già più niente da fare, colpita a morte da tre colpi di pistola. In casa c’erano anche i due figli della coppia, un bambino di 7 anni e una ragazzina di 14. L’uomo, una sfilza di precedenti a carico, nel 2007 fu vittima di un agguato al Rione dei Fiori nell’ambito della cosiddetta faida di Scampia interna al clan ‘Di Lauro’. In prognosi riservata per giorni, riuscì a salvarsi dopo un delicato intervento chirurgico. Dopo aver ucciso la moglie, Tamburrino ha fatto perdere le tracce, ma la sua fuga e’ durata poco. I carabinieri erano sulle sue tracce quando, dopo aver contattato il suo avvocato, l’uomo si e’ costituito negli uffici della squadra mobile di Napoli dove e’ stato sottoposto a interrogatorio per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. E di li’ condotto in carcere.


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