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Scafati, l’avvocato annuncia di voler rinunciare alla difesa e l’ex sindaco Aliberti minaccia il suicidio via social


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Ha annunciato il suicidio su Facebook postando la foto delle medicine che avrebbe preso ed è stato trasportato in ospedale dai familiari. Non è in pericolo di vita, Pasquale Aliberti, l’ex sindaco di Scafati sotto processo per scambio di voto politico-mafioso che oggi pomeriggio, poco dopo la fine dell’udienza del processo che si sta celebrando a suo carico al Tribunale di Nocera, ha pubblicato un post ‘plateale’ nel quale ha annunciato: ‘L’unica soluzione è farla finita’. Secondo quanto accertato dai carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore, Aliberti è stato trasportato all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore dai familiari per aver ingerito una dose non terapeutica di farmaci, le sue condizioni non sono preoccupanti, i medici lo hanno tenuto in osservazione e hanno avviato l’iter per fornirgli un supporto psicologico attraverso l’Asl. Lo scorso anno vi era stato un analogo episodio quando era detenuto agli arresti domiciliari a Roccaraso, allora – secondo quanto riscontrato dagli inquirenti – Aliberti avrebbe usato quel ‘malessere’ per cercare una via d’uscita al regime degli arresti domiciliari. Oggi pomeriggio, a ‘scatenare’ il plateale post che in poco tempo è stato visto da amici e familiari, è stata l’udienza che si è celebrata in mattinata al Tribunale di Nocera Inferiore. Tant’è che nel suo post Aliberti accenna proprio ad un episodio accaduto durante il processo: protagonista il suo avvocato, Silverio Sica.
In aula c’erano altri due testi dell’accusa: Domenico Gramazio di cui è stata acquisita la deposizione e Filippo Sansone, ex amministratore delegato di Scafati Sviluppo, la società che avrebbe dovuto reindustrializzare l’area ex Copmes, sentito in merito ad una deposizione resa dinanzi al pm della Dda Vincenzo Montemurro nel maggio del 2017. Nel corso del controesame di Sansone l’avvocato difensore di Pasquale Aliberti, Silverio Sica, ha espressamente paventato l’eventualità che il testimone fu sottoposto, durante quell’interrogatorio, a pressioni da parte del pm. Secondo la difesa ci fu cambio di atteggiamento tra la prima parte dell’interrogatorio e la seconda, iniziata dopo 10 minuti di pausa. Il difensore di Aliberti ha espressamente sostenuto che la procura fece pressioni sul testimone. Sansone fu interrogato dal sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, lo stesso che ha condotto oggi l’interrogatorio del teste. Il dubbio, paventato dall’avvocato Sica, sulla regolarità della condotta del magistrato ha spinto il pm, alla fine dell’udienza a chiedere la trasmissione degli atti al suo ufficio per valutare ipotesi di reato nei confronti del legale.
Nel corso delle precedenti udienze, la pubblica accusa aveva chiesto altre trasmissioni di atti al suo ufficio, sempre per valutare la condotta dello stesso avvocato che aveva fatto pesanti affermazioni e messo in dubbio la veridicità delle dichiarazioni di alcuni dei testimoni dell’accusa rese in udienza dinanzi ai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore.
E oggi la situazione si è ripetuta. A fine udienza, l’avvocato Sica ha messo a verbale una sua dichiarazione sostenendo che le richieste di trasmissione degli atti della Procura ledono l’esercizio di difesa e dunque ha paventato l’ipotesi di voler lasciare la difesa dell’imputato Aliberti.
Questo episodio ha dato il ‘la’ al post pubblicato da Aliberti qualche ora dopo nel quale, esprimendo solidarietà al suo avvocato, ha ribadito la sua innocenza e lanciando messaggi neanche troppo velati ha chiesto che i suoi familiari lo aiutino a far emergere la verità. Aliberti fa intendere di essere un perseguitato. Sostiene di essere ‘crollato’ e affida il compito di far emergere la verità ai suoi familiari. Insomma un vero e proprio post di ‘addio’ accompagnato dalla foto di tre flaconcini di due tipi di medicinali per curare l’insonnia. Il messaggio sui social ha allarmato i familiari che lo hanno accompagnato in ospedale dove i medici non hanno ritenuto che il paziente fosse in pericolo di vita e lo hanno tenuto per qualche ora sotto osservazione.
Aliberti, fino a qualche mese fa ai domiciliari a Praia a Mare, nella sua casa di vacanza è libero con restrizioni: divieto di dimora a Scafati e nei comuni limitrofi. Attualmente domiciliato a Nocera Superiore, nonostante il processo in corso e il provvedimento di incandidabilità, Aliberti continua a fare esternazioni e commenti politici sui social, uno dei suoi mezzi di comunicazione preferito. Scafati è a pochi mesi dalle elezioni dopo il commissariamento per lo scioglimento decretato dal ministero per infiltrazioni malavitose, partiti e movimenti cercano di trovare un aspirante sindaco che possa riportare questa città alla normalità dopo l’amministrazione Aliberti finita nel mirino dell’antimafia per i suoi legami ‘pericolosi’ e malavitosi e dopo un periodo di commissariamento straordinario che certamente non è riuscito a riportare ordine e serenità in una città già martoriata.
A scandire la campagna elettorale che si apprestano ad affrontare i politici locali sarà anche il processo all’ex sindaco Aliberti, imputato per scambio di voto politico mafioso, insieme alla moglie e consigliere regionale Monica Paolino, al fratello Nello Maurizio, all’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, all’ex vice presidente dell’Acse Ciro Petrucci, allo staffista dell’ex primo cittadino, Giovanni Cozzolino e ad Andrea Ridosso, fratello di Luigi ritenuto uno dei capi dell’omonimo clan. L’episodio di oggi pomeriggio, ha fatto passare in secondo piano il processo e la testimonianza di Filippo Sansone, uno dei testi più insidiosi per il ruolo avuto nell’amministrazione Aliberti e per le sue conoscenze con Ciro Petrucci e gli esponenti del clan Ridosso, in particolare Luigi Ridosso, che si rivolsero a lui per chiedergli una consulenza per la creazione di una società di comodo con la quale avrebbero dovuto partecipare ad appalti pubblici. Sansone, indagato in un procedimento connesso, era assistito in aula dal suo avvocato di fiducia Paride Annunziata.
La prossima udienza è fissata per il 20 marzo saranno sentiti l’ex presidente del Consiglio Pasquale Coppola, già convocato per oggi ma giustificato per ragioni di salute, e i due collaboratori di giustizia Pasquale e Alfonso Loreto, padre e figlio.

Cronache della Campania@2018


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