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‘Stai senza pensieri. Se ha i problemi fammi sapere’, così il figlio del boss risolse la guerra delle ambulanze


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Aversa. L’accordo in tipico stile camorristico prevedeva che “Soccorso flegreo” non sarebbe entrato nell’ospedale Aversa e viceversa le ambulanze di “Croce Aversana” non sarebbero entrate in quello di Giugliano. Patti non rispettati tanto che Luigi Belfiore, titolare di “Croce aversana” si era dovuto rivolgere ad Augusto Bianco, attuale reggente dei casalesi nella zona Aversana e  figlio di Cesare, storico affiliato ai Bidognetti. I due sono stati intercettati e insieme ai racconti dei pentiti e alle denunce degli altri imprenditori  hanno costituito il quadro accusatorio che ha portato ieri il gip Francesca Ferri ad emettere ordinanza cautelare in carcere nei confronti dei due. Altre quattro persone risultano indagate. Il servizio viene pagato dai familiari dei degenti che chiamano le ditte, un po’ come avviene per le pompe funebri per cui tali societa’ non hanno alcun rapporto contrattuale con l’ospedale o l’Asl. L’indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla Dda di Napoli, e’ partita dalle dichiarazioni di alcuni pentiti; nessuno, compresi i dipendenti pubblici, in particolare alcuni infermieri che secondo gli inquirenti conoscevano come andavano le cose al nosocomio aversano, ha mai segnalato alcunche’, anche in forma anonima, all’autorita’ giudiziaria o alle forze dell’ordine. Persino gli imprenditori estromessi non hanno mai denunciato le minacce o le intimidazioni subite per levarsi di torno, anzi anche loro – e’ emerso – cercavano “sponde” con altri esponenti della cosca per poter far fuori le ditte concorrenti. A Belfiore la tranquillità e il monopolio del servizio trasporto dei degenti è costato 100 euro “per un problema” che aveva avuto Angelo Bianco e un paio di scarpe inviate al padre in carcere. Le indagini della Squadra Mobile guidata da Filippo Portoghese, hanno rivelato anche piccoli stratagemmi usati da Belfiore per danneggiare le ditte concorrenti; lui stesso levava i bigliettini da visita che le altre ditte affiggevano nella bacheca dell’ospedale di Aversa. Durante la sua “scalata”, Belfiore si e’ servito di qualche infermiere che gli segnalava di incidenti o altre situazioni in cui era necessario il suo intervento; nessuno per ora e’ stato indagato.  I dipendenti della “Croce Aversana”  fungevano da sentinelle per il loro datore di lavoro. “Sono andato a prendere un paziente al Pronto soccorso… c’era uno di ‘Soccorso flegreo’, quindi mi sono trattenuto qui per vedere che si mette a fare, se prende qualcuno…”. di fronte a questo controllo ‘militare’ dell’ospedale alle altre ditte non è restato altro da fare che rivolgersi al loro sponsor, Mario De Luca detto ‘Marettiello di Casale’ che, sempre secondo la ricostruzione della Dda, si sarebbe fatto garante dell’accordo stipulato tra i clan per evitare sovrapposizioni tra le ditte di soccorso tra Giugliano e Aversa.
Il gip spiega nell’ordinanza come il business del trasporto dei degenti tra il San Giuliano di Giugliano e il Moscati di Aversa sia corposo visto che l’utenza sfiora un bacino di 500mila abitanti. 

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