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Il figlio del boss pentito Augusto La Torre non è camorrista: lo ha stabilito il Riesame. LE INTERCETTAZIONI


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Tibero La Torre, figlio del più noto Augusto, ex boss Casalese di Mondragone eora collaboratore di giustizia, non è un camorrista. È  caduta infatti la pesante accusa deòl’aggravante dell’articolo 7, il favoreggiamento camorristico. Lo hanno deciso i giudicil’ottava sezione del Tribunale della Libertà, presieduta dal giudice Antonio Pepe. Secondo le accuse della Dda il rampollo La Torre deve rispondere di tentata estorsione  e detenzione di armi.
Per Tiberio La Torre, che svolge l’attività di infermiere all’ospedale di Torino, il suo legale, avvocato Giovanni Lavanga, aveva chiesto la misura domiciliare proprio in Piemonte ma il Riesame non ha modificato la misura restrittiva.
Dall’esame delle intercettazioni in cui si parlava di armi, la Direzione distrettuale antimafia aveva dunque ipotizzato a carico dei La Torre una possibile riorganizzazione delle fila della cosca con l’acquisizione di pistole.Dalle intercettazioni contenute nell’ordinanza cautelare infatti emerge che Tibero e lo zio Antonio (fratello di Augusto) Tiberio, si erano armati ed erano  determinati a “sparare dieci botte” ai rivali di Sessa Aurunca, ma anche preoccupati di “farsi dieci anni di carcere” per colpa di Augusto. Sempre secondo le accuse zio e nipote insieme con Luigi Meandro e Salvatore De Crescenzo, arrestati due settimane fa con loro,  avevano cercato di preparare il terreno per il ritorno di Augusto. Il piano, per ora, è fallito.

Antonio La Torre infatti aveva cominciato a sondare il territorio per capire se ci fosse qualcuno disposto a riprendersi Mondragone, insieme all’ex padrino ed ex pentito. Antonio La Torre torna a casa nel 2014 e chiede udienza al ras Donato Pagliuca che, ora si è pentito, e ha raccontato agli investigatori il piano dei nuovi la Torre. “Antonio voleva tornare in gioco e voleva allearsi a noi, gli dissi che questo sarebbe stato possibile solo se avesse tagliato la testa a suo fratello Augusto”. Inoltre, secondo il collaboratore, era intenzione dei “nemici” di La Torre colpire il rampollo di casa, Tiberio che, sempre a suo dire, in quel periodo “aveva alzato la testa, trafficava in cocaina e picchiava anche degli spacciatori per far vedere che era lui a comandare”. Per questo motivo, Pagliuca riferisce di essersi messo daccordo con “Vincenzo Gallo di Sessa Aurunca di punire Tiberio, con un pestaggio o una gambizzazione. L’esecutore materiale doveva essere Pietro Esposito della Sanità che poi è stato ucciso in un agguato, proprio alla Sanità di Napoli”. Ma l’accordo con pagliuca non fu mai ratificato per il boss fu arrestato e poi si è pentito. Nel frattempo i due La Torre avevano  continuato nel loro progetto tanto che l’anziana madre quando il figlio Antonio si arma per andare “a sparare a quelli di Sessa”, la donna è disperata. “Ma che vuoi fare con questa pistola? Ti vuoi rovinare pure tu? Ma vattene in Scozia… Vattene in Brasile… mi sono stufata di uscire sui giornali. Io so chi sono quelli di Sessa.. li vuoi insegnare a me?”. E poi sempre preoccupata per la vita del nipote Tiberio gli raccomanda: “quando vai al mare… non ti mettere di spalle…”. Nonna e nipote parlano anche di affari illeciti. Nell’ordinanza cautelare c’è una intercettazione datata 2 marzo del 2016. Tiberio dice a sua nonna che ha deciso le sorti di un appalto. I due parlano in una casa imbottita di cimici, convinti che lo scanner usato da Tiberio li abbia messi al sicuro da orecchie indiscrete. ” Palazzi San Salvatore te li ricordi?… a Tonino gli ho fatto prendere i lavori là dentro… 180mila euro di lavori… mo mi deve dare 10mila euro e mi deve fare i lavori a casa. L’assegnazione l’hanno fatta… mo se mettono pure Romano come direttore abbiamo di roba nostra altri 40/50mila euro. Ho detto: invece di darmi il 10% mi dai 10mila euro e mi fai i lavori”.

 

 


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