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Il boss della marijuana aveva investito 30mila euro per la coltivazione in Abruzzo. LE INTERCETTAZIONI

Il boss della marijuana del Monti Lattari, Antonino Di Lorenzo o’ lignammone aveva investito trentamila euro per avviare una coltivazione di marijuana che avrebbe fruttato milioni di euro. Ma non sui rigogliosi monti tra Gragnano, Casola e Lettere perché quelle zone erano troppo “scoperte” dalle forze dell’ordine, bensì lontano da occhi indiscreti. Una vera e propria delocalizzazione, come fanno i grandi gruppi industriali. Avevano scelto i monti della Marsica in provincia de L’Aquila per una produzione che garantiva un prodotto di qualità degno della fornitura che hanno sempre offerto ai clienti. L’organizzazione è stata sgominata dai carabinieri de L’Aquila che ha arrestato il boss Di Lorenzo, il suo sodale Ciro Gargiulo o’ biondo e altre sei persone con il sequestro di oltre 3mila e 500 piante di marijuana per il peso di sei tonnellate. In carcere insieme con i due boss è finito anche il 42enne di Casola Diodato Di Martino. Altri cinque sono finiti agli arresti domiciliari: Carmine Di Lorenzo 22enne di Casola figlio di o lignammone, Romeo Pane 58enne stabiese, Antonio Criscuolo 29enne stabiese, Anna Scotto Di Gregorio 43enne aquilana, e il 70enne di Gragnano, Pasquale Di Nola. Indagati a piede libero invece il proprietario del terreno ‘imprenditore aquilano Gianfranco Scipioni, la moglie Veronica Casillo, il figlio di quest’ultima Gennaro Casillo e il “contadino” Meriton Ramadani di nazionalità macedone. L’indagine era partita nel 2015 con il sequestro di un chilo di erba in casa della donna abruzzese.

Dalle intercettazioni telefoniche effettuate dai carabinieri de L’Aquila nel corso dell’inchiesta vengono ricostruiti i ruoli e i compiti della holding della marijuana sull’asse Lattari-Marsica. “Io a tuo marito gli ho dato trentamila euro per comprare il gasolio”, così Romeo Pane risponde all’abruzzese Anna Scotto Di Gregorio al telefono quando la donna gli chiede un prestito di denaro. “Devo dare duemila euro all’avvocato, Tonino (Antonino Di Lorenzo, ndr) mi ha detto che li ha dati a te”, la donna si preoccupa di recuperare denaro in quanto il marito è stato appena arrestato dai carabinieri dopo essere stato sorpreso in flagrante nella piantagione di marijuana. Romeo nel rispondere alle pressanti richieste della donna fa capi- re che per l’avviamento della produzione di erba sono già stati dati trentamila euro all’agricoltore. “Ma parli di inizio estate, io dico ora…mi servono i soldi per l’avvocato”, la precisazione della donna che poco prima era stata rassicurata da Tonino ’o lignammone sull’invio di un bonifico da 2mila euro per pagare l’avvocato all’indomani dell’arresto del proprietario del terreno dove i carabinieri hanno messo a segno il maxi sequestro da 6 tonnellate di marijuana. Le intercettazioni dei militari dell’Aquila accerteranno poi successivamente che dal campo di Luco dei Marsi al momento del blitz sono scappati via lo stesso Romeo Pane e Pasquale Di Nola. I coltivatori arrivati da Gragnano e Castellammare per seguire le precise indicazioni di Di Lorenzo e Gargiulo per coltivare in maniera ottimale l’erba. Di fatti il gruppo aveva fatto già un buco nell’acqua nel 2015 quando il raccolto non andò bene e il campo pieno di pianta di canapa indiana fu dato alle fiamme. Ma in questa nuova produzione a seguire la fioritura della marijuana e a dare indicazioni sulla corretta irrigazione e essiccazione delle piante ci avevano pensato il figlio di o lignammone e Di Martino che seguivano i dettami dei due narcos Di Lorenzo e Gargiulo. I due stabiesi Pane e Criscuolo hanno provveduto all’acquisto dei semi per mettere su piante di marijuana per oltre un ettaro di terreno.

(nella foto da sinistra Antonino Di Lorenzo, Ciro Gargiulo, Carmine Di Lorenzo, Diodato Di Martino, Romeo Pane, Antonio Criscuolo, Pasquale Di Nola, Anna Scotto Di Gregorio, Gianfranco Scipioni, Veronica Casillo, Gennaro Casillo)