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Camorra: ‘Marco ora sta facendo i soldi assai con i calciatori a Milano’. LE INTERCETTAZIONI


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“…Quello si sta prendendo tutti i ristoranti indietro un’altra volta … perché quello sta girando un’altra volta con i soldi, non so, tiene i soldi di uno di Milano in mano uno grosso … quello è uno scornacchiato, quello acchiappa tutta gente, tutta gente … ora dicono, dicono che i soldi assai glieli sta dando ICARDI, il giocatore dell’Inter … (estraneo all’inchiesta ndr). È il 19 settembre del 2016; il dot­tor Antonio D’Ari, sta parlando con Domenico Mol­lica, cognato dei Lo Russo, i “capitoni” di Miano,  nell’ufficio che questi gestisce al Centro direzionale: “Mimmo’s”. Mollica gli spiega per­ché, secondo lui, Marco lorio gli ha fatto un bidone con le quote del ristorante “Regina Margherita” e con la vendita del “Pizza Margherita”: i D’Ari sono pieni di debiti, mentre il ristoratore, che pure è stato a lungo detenuto ed è stato condannato per riciclag­gio, si è ripreso alla grande e sta scalando Milano. Una cir­costanza che non emerge solo da quest’inchiesta, che è dei pm Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo con il coordina­mento dell’aggiunto Filippo Beatrice, ma, per esempio, anche da quella sui fratelli Esposito, i cosiddetti “boss” della movida napoletana arrestati nei giorni scorsi, contigui al clan Conti­ni e proprietari di enormi somme di denaro che investo­no freneticamente. Sono moltissime le inter­cettazioni contenute nelle 465 pagine dell’ordi­nanza cautelare del gip Emilia Di Palma. Mollica spiega ancora al dottore D’Ari: “Hai capito che ha fatto? … Quello ora dirà sempre: “Io non ho avuto niente dei soldi, tu hai pagato i 600?… Ti è stato bene il ristorante? … Piangitela tu e loro …”. Quello tiene le cambiali là. Ora, invece, se tu vai commercialmente, a livello di dire: “Senti Marco, mi serve un anno, un anno e mezzo di tempo per scendere a 5 (5.000 euro, ndr) la cambiale, sennò il ristorante non ce la faccio più, te lo do indietro, dammi i 300 (300.000 euro, ndr) che ti ho dato. E dammi le cambiali indietro. Prenditelo tu. Perché ora il ristorante mica non vale niente più!!? …. Vale 300.000 euro!!?? …. Dove vai? …. Te lo metterei in culo, Marco IORIO!! …. Eh, il ristorante, non voglio niente, non voglio guadagnare …. Quanto vale?… 600.000 euro l’ho comprato? … Dammi i 300 (300.000 euro, ndr) indietro che ti devo dare, pignorati, mettiti le cambiali pure tu con me pignorate e pigliati, dammi le cambiali mie indietro. Prenditi il ristorante … inc. …, e che fa hai refuso … altri 300?”. E  Antonio D’Ari seccato: “E tu, tutti i mesi, devi dare i soldi a quello. Arriva, a quello … inc. …”. E Domenico Mollica ancora: “Ogni mese, ti dà 10.000 euro al mese pure lui a te? … Tutto a posto. Voi 5 di là, tanto è finito un anno e mezzo, il resto sono vostri i soldi. Nessuno … Allora, io penso che è più meglio commercialmente che, neanche con l’avvocato … inc. … (si sovrappongono le voci) …”. E allora Antonio D’ari si chiede: “La cosa migliore? … È che se lo prende Stefano”. Poi Domenico Mollica, spiega ancora al dottore D’Ari come Marco Iorio abbia cambiato metodo: anziché investire i soldi dei “guappi” ora investe quelli dei calciatori.
“Hai capito o no quello per­ché se n’è andato da qua e si è buttato a Milano? Viene a fare il turista! Viene un giorno, due giorni e se ne va! Eh! quel­lo ha capito l’andazzo e ha det­to: mo mi butto a Milano! Stanno i soldi ò ver’… di tutti i giocatori in mano! Sempre tramite Cannavaro, cose… perché poi quelli sono i collegamenti là! Quello, poi, è ri­masto una sola cosa con Can­navaro… Quello piglia i soldi dei giocatori in mano e intan­to si è preso tre, quattro milio­ni di euro! Ma che tiene da ve­dere! 600 miliardi dei suoi… Dice: Mauro, scappa perché tengo… guarda qua… Quelli se ne scappano! Dice: Vabbè, non ti preoccupare, quando è se ne parla. Che tiene da vede­re? Dice: è capitato! Che ha perso? Un anno di contratto? Neanche! Prende 20 milioni all’anno…”. E D’Ari: “Quattro, cinque me­si di contratto!” Mollica: «Hai capito? Cin­que mesi ha giocato per lui! Quello ha capito la tattica, quello così è buono! Ha detto: io mo il giocatore lo posso… Quello me lo dissero a Mila­no! Quello mo il compagno mio, Peppe, che andò a man­giare da lui… Disse lui (Marco lorio, nota la Dia): io mo ho fatto un’altra tipologia… Pri­ma (i soldi, nota ancora la Dia) me li prendevo dai guappi, mo dai giocatori! Sicuramente più… Il giocatore scappa sem­pre”.

 (nella foto da sinistra Antonio D’Ari, Luigi D’Ari e Marco Iorio)


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