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Camorra, la Cassazione annulla tre ergastoli per l’omicidio di Carmine Pesce. IL RACCONTO DEL PENTITO

La Cassazione ha cancellato la condanna al carcere a vita per tre boss di Pianura accusati dell’omicidio eccellente di Carmine Pesce ucciso nel 2004. Per i giudici della Prima sezione della Suprema Corte, il capoclan Giuseppe Mele tra l’altro cugino della vittima (difeso dall’avvocato Claudio Davino), il boss Antonio Varriale (difeso da Michele Cerabona) e  Antonio Bellofiore (difeso da Mario Fortunato) il processo dovrà ripartire in Corte di Assise  d’appello.Mentre per Ciro Cella e Francesco Esposito la condanna al massimo della pena é diventata definitiva. E’ stato il boss pentito Luigi Pesce, anch’egli cugino della vittima a raccontare ai magistrati come nacque la prima faida di Pianura e perché e soprattutto perchè fu ucciso e da chi Carmine Pesce.

 “Dall’aprile 1999 faccio parte del clan “Marfella” di Pianura. Sono stato tra gli ultimi componenti della mia famiglia ad entrare nel clan. Già nel 1997- 1998 erano entrati nel clan i miei cugini Mele Salvatore e Mele Giuseppe, mio cugino Pesce Pasquale detto “Ciocchiello”. Nel 1999 entrò nei clan mio cugino Pasquale Pesce detto “di Bianchina “. Mio zio Russolìllo Giovanni, cognato di Marfella Giuseppe, era stato il primo ad entrare nel clan, già diversi anni fa. Mele Luigi. padre di Salvatore e Giuseppe entrò nel clan quando uscì dal carcere se ben ricordo nel 1999. I miei cugini Pesce Eugenio e Pesce Carmine sono entrati nel clan dopo di me, all’incirca nel 2000 … omissis … più di recente, dal febbraio 2004, a seguito di contrasti che vedevano da un lato Mele Giuseppe, Mele Salvatore e Varriale Antonio e, dall’ altro lato, me e Pesce Pasquale “di Bianchina”, alleati di Tommaselli Carlo e Scognamillo Antonio, si è determinato un conflitto che ha visto la commissione di tre omicidi…Omissis ….. io davo le disposizioni di andare a prendere i soldi da tutti i commercianti di Pianura ed “i miei ragazzi” si dividevano tra di loro i compiti. In particolare i soggetti che andavano a riscuotere erano Perna Carmine. Perna Giuseppe, Pesce Carmine, Pesce Pasquale “di bianchina”, Bavero Raffaele, Perfetto Vitale, Basso Diego e Balestriere Benito…
…Sono andato a casa dei Varriale unitamente a  Carmine Perna, che già conosceva il Varriale ed anzi erano amici. Il Varriale mi ha chiesto come “stavano le cose fuori” ed io gli ho spiegato che era un periodo non felice perché vi erano pochi soldi e “non sapevamo a chi dare conto”. In particolare Peppe Marfella, dal carcere, non voleva che tutta la gestione del clan fosse affidata a Tonino Varriale mentre i miei parenti, e precisamente mio zio Mele Luigi anch’egli detenuto nonché i figli di questi Mele Giuseppe e Mele Salvatore. unitamente al Balestriere erano di contrario avviso in guanto dicevano che Tonino Varriale era persona di maggiore esperienza. che aveva un ruolo di capo unilamente al Marfella e pertanto era giusto che fosse lui il capo della organizzazione… Nel periodo in cui fù ucciso mio cugino  Carmine Pesce io ero detenuto presso il carcere di Secondigliano. Ero detenuto dal 2003 per 416 bis, ma voglio precisare che a partire dal 2000 circa e fino al mio arresto io avevo preso le redini del clan Pesce-Marfella a Pianura dopo l’arresto prima di Giuseppe Marfella e poi di mio zio Luigi Mele. Tra i nostri affiliati vi erano ovviamente anche i miei cugini Pesce Pasquale Pesce e Carmine Pesce che fu ucciso quando io ero in carcere… già nel 2003, quando io ero ancora libero, ricordo che a Pianura era presente anche Tonino Varriale, vecchio boss di Pianura un tempo nostro alleato. Quando io fui arrestato affidai la gestione delle risorse economiche del clan a mio cugino Pasquale Pesce e all’altro cugino Carmine Pesce. Questa mia decisione non fu gradita ne’ da Tonino Varriale ne’ dai fratelli Giuseppe Salvatore Mele (figli della sorella di mio padre  Patrizia Pesce). Ci fu proprio un episodio specifico che determino la rottura tra noi e il gruppo Varriale-Mele: si tratta dell’irruzione che fece Pasquale Pesce in una sala giochi a Pianura gestita dal cognato di Giuseppe Mele che fù picchiato da Pasquale. La reazione fu il ferimento alle gambe di Luigi Gragnaniello, cognato di Pasquale Pesce. A sparare furono Giuseppe e Salvatore Mele… Antonio Varriale approfittò della nostra detenzione, sia mia che di Marfella per iniziare una vera e  propria faida finalizzata ad ottenere il controllo totale di Pianura, per fare ciò egli si alleò anche ai Mazzarella e i Sarno… mio cugino Carmine Pesce fu ammazzato da  Giuseppe Mele che gli diede il colpo di grazia alla testa”.

(nella foto da sinistra Giuseppe Mele, Salvatore Varriale, Salvatore Bellofiore, Frnacesco Esposito e Ciro Cella)