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Camorra, il dottore D’Arì prima ordinò l’omicidio di Iorio poi ci ripensò e regalò due Rolex ai killer per scusarsi

La situazione era diventata insostenibile. I due medici napoletani da una parte dovevano pagare i debiti che avevano ereditato dal locale che avevano rilevato, poi c’era la Camorra che pretendeva 5 mila euro al mese. E cosi’, sotto stress, uno dei due fratelli imprenditori si rivolse addirittura al clan Lo Russo per far uccidere un imprenditore che lo pressava. E’ la suggestione che emerge, e non un capo di imputazione, nell’ordinanza che questa mattina li ha portati in carcere. Dichiarazioni di pentiti, che pero’ la Procura di Napoli ritiene ancora da vagliare. Uno di loro e’ Mariano Torre, indagato nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Luigi e Antonio D’Ari per favoreggiamento e reimpiego di capitali illeciti. “Fu il cognato del boss Lo Russo a dirmelo. Mi racconto’ che era andato in clinica da Gigi D’Ari per avere la quota che doveva pagare ogni mese e che questi gli disse che per risolvere il problema dei debiti con Marco Iorio, aveva pensato di farlo uccidere e si era rivolto in particolare a Gennaro Palumbo e Salvatore Silvestri ma poi non se ne era fatto piu’ niente, lui stesso ci aveva ripensato, si era tirato indietro e per scusarsi del disturbo aveva regalato un orologio Rolex a Palumbo e Silvestri”, ha riferito il collaboratore di giustizia in un verbale. “La cosa mi e’ stata poi confermata dallo stesso Luigi D’Ari – continua Torre – nell’occasione in cui l’ho incontrato insieme al fratello la prima volta nello studio di Domenico Mollica. In questa occasione cioe’ oltre a parlare dei soldi che gli abbiamo fatto credere essere stati versati dai Lo Russo nel ristorante ed oltre all’accordo che abbiamo raggiunto abbiamo parlato anche di questo fatto di Marco Iorio”.

Gravi indizi per il reimpiego, nell’ambito della ristorazione, di denaro proveniente da attivita’ illecite: queste alcune delle conclusioni emerse al termine di una serie di indagini coordinate dalla Dda di Napoli, per le quali il Centro Operativo della Dia ha eseguito un’ordinanza di custodia nei confronti di due fratelli. Si tratta di Luigi e Antonio D’Ari, entrambi medici, uno anestesista e l’altro chirurgo estetico in servizio in due cliniche private, e di Domenico Mollica (cognato dell’ex capo clan Carlo Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia), titolare di una agenzia d’affari. La misura restrittiva, ha informato la Dia, ha riguardato anche Adriana Lo Russo, moglie di Mollica e sorella di Carlo, nonche’ altre due persone. I fratelli D’Ari si rendevano prima disponibili a proteggere gli interessi dei titolari di attivita’ di ristorazione detenuti e sotto processo, acquisendone i ristoranti e divenendo vittime di estorsione dei Lo Russo, per poi fare affari e investimenti con i fiduciari dell’organizzazione. I due medici sono indiziati di reimpiego di denaro proveniente da attivita’ illecite insieme a Domenico Mollica e con Mariano Torre, oggi collaboratore di giustizia. I due medici, Luigi e Antonio D’Ari, sono inoltre gravemente indiziati di favoreggiamento nei confronti dei titolari delle attivita’ di ristorazione, detenuti e sotto processo, per aver sottoscritto con l’amministrazione giudiziaria, negli anni 2013-2014, contratti di affitto di vari ristoranti all’epoca sequestrati, assicurandone la gestione di fatto e il conseguimento del profitto economico agli stessi titolari. Per il delitto di estorsione nei confronti dei fratelli D’Ari – che li vedeva costretti a versare una somma mensile, gia’ anzitempo pattuita con il precedente titolare di uno dei ristoranti acquisiti – e’ gravemente indiziato Mollica, insieme a Mariano Torre e le due persone complici. Adriana Lo Russo e’ stata sottoposta agli arresti domiciliari, perche’ gravemente indiziata di ricettazione aggravata per aver consegnato somme provenienti da attivita’ illecite del clan ad esponenti dell’organizzazione. Alcuni degli indagati temevano che la Procura della Repubblica potesse fare “una incarrettata” (una retata, ndr). Un timore che li ha spinti a presentarsi, all’inizio dello scorso anno, come parti offese da uno dei sostituti procuratori della Repubblica di Napoli titolari dell’inchiesta e dai carabinieri. L’inchiesta, avviata nel 2014, ha fatto luce sugli interessi della Camorra sul business della ristorazione. Nello specifico le indagini sono iniziate quando il boss Carlo Lo Russo e’ tornato nel 2015 nel proprio territorio dove l’omonimo clan continuava a gestire il fiume di denaro proveniente innanzitutto dallo spaccio di droga e dall’estorsione.