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Camorra, omicidio Cepparulo: scarcerata la mamma del killer


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E’ stata scarcerata Cira Cepollaro, 38 anni, ex compagna del boss Ciro Minichini e madre di Michele Minichini arrestato con lei ed altre sei persone tra cui il boss di San Giovanni a Teduccio, Ciro Rinaldi detto My way e Anna De Luca Bossa per il duplice omicidio di Raffaele Ultimo Cepparulo e dell’innocente Ciro Colonna avvenuto a Ponticelli il 7 giugno del 2016. La donna (difesa dall’avvocato Giovanni Abet) che è quindi la madre del killer del “Barbudos” Ultimo, vero obiettivo di quell’agguato è stata rimessa i libertà dal tribunale del Riesame che ha accolto la richiesta del suo difensore sui gravi indizi di colpevolezza a carico della donna. Cira Cepollaro era stata oggetto di un attentato qualche giorno prima dell’omicidio di Cepparulo. Qualcuno aveva esploso numerosi colpi di pistola all’indirizzo della sua abitazione. Quel qualcuno  sarebbe stato proprio Raffaele Ultimo Cepparulo che da giorni andava in giro per Ponticelli chiedendo informazioni di Michele Minichini. Questo episodio, insieme alle frequentazioni con i nemici dei De Micco e dei D’Amico di san Giovanni a Teduccio, spinsero il boss Ciro Rinaldi insieme con la De Luca Bossa e allo stesso Michele Minichini a pianificare l’omicidio di uno degli ultimi reduci dei “barbudos” che all’epoca era ancora in libertà anche se sfuggiva ai killer del clan Vastarella.

 

A proposito del ruolo di Cira Cipollaro scrive il gip AlessandraFerrigno nelle 100 pagine dell’ordinanza cautelare: “…L’indagata non risulta aver mai partecipato alle conversazioni in casa della De Stefano afferenti le fasi deliberative ed organizzative dell’agguato. Al contrario, l’indagata rivestiva un ruolo specifico nella fase esecutiva, fornendo un apporto logistico funzionale alla realizzazione del proposito criminoso dei coindagati. Era presso la abitazione della Cipollaro – contro la quale erano stati esplosi colpi di arma da fuoco in un’azione intimidatoria che Minichini Michele, ma il gruppo intero, riconduceva a Cepparulo – che doveva giungere uno dei sicari già individuati, Rivieccio Antonio; da quella abitazione Rivieccio, che non era pratico di quelle zone, sarebbe stato accompagnato a Ponticelli dalla Cipollaro e dalla Maione.
L’azione così programmata, proprio in tal modo veniva realizzata così che è fondato, e supportato sotto il profilo logico, ritenere che l’apporto della Cipollaro Cira non sia stato né improvvisato, né estemporaneo. Ipotizzare che la Cipollaro fosse ali’ oscuro dei motivi di quell’accompagnamento è illogico, oltre contraddetto dalle risultanze delle indagini. Non si vuole enfatizzare il banale dato che la Cipollaro è la madre di uno dei killer ( che peraltro in un’intercettazione telefonica contattava anche l’utenza jn uso ai familiari del Rivieccio, chiedendo di Antonio e presentandosi come la madre di Michele), quanto piuttosto evidenziare il fatto che la donna rimaneva con la Maione in una fascia oraria compresa tra le 16.00 e le 17.30 circa. Era la fascia oraria in cui le due donne accompagnavano Rivieccio e rimanevano, evidentemente, operative in zona per essere pronte ad ogni evenienza (era delle 17.26 la conversazione con cui la Maione avvisava la De Stefano che stava riaccompagnando la Cipollaro a casa). I, racconti che la Maione faceva su come si era svolto l’accompagnamento, ed in particolare su quella manovra che la Cipollaro faceva (e che la stessa De Luca Bossa, già sul luogo, notava) e sul fatto che la Maione avesse dato dei suggerimenti alla Cipollaro sul punto in cui far scendere Rivieccio, per evitare che qualcuno li potesse vedere insieme, riscontrano il fatto che – sebbene la Cipollaro non sia mai stata attinta da intercettazioni in cui si parlava esplicitamente dell’azione da compiere – l’apporto logistico alla azione, a lei riconducibile, non poteva che essere il frutto di una preventiva programmazione e presupporre la sua piena conoscenza e consapevolezza e, dunque, condivisione della azione criminosa in cui era coinvolta. La posizione della Cipollaro invero risulta, ad avviso di questo Giudice, del tutto diversa da quella dell’altro figlio Minichini Alfredo ed anche di Onesto Gabriella, a carico dei quali, ad avviso di questo Giudice non si delinea un quadro indiziario supportato da quella necessaria gravità atta a fondare l’applicazione di misura cautelare… Diversamente deve ragionarsi per la Cipollaro che nella conversazione, registrata in ambientale delle 15.22, era colei che contattava telefonicamente la Maione -che infatti rispondeva dicendo ” … eh dici ho capito che sei Ciretta … ” -informandola dell’arrivo del Rivieccio; così la Maione le diceva che la avrebbe raggiunta nella sua abitazione. Nella conversazione in ambientale 6087 dell’8.6.16, la Maione avrebbe raccontato come lei e Ciretta avessero raggiunto, in auto con Rivieccio, il luogo concertato e presso il quale la Maione notava la presenza di una persona con la maglia nera, tanto da dire alla Cipollaro di non fermarsi; ed ancora, sempre nella stessa conversazione, la Maione raccontava anche di come avesse suggerito alla Cipollaro, che guidava, di non arrivare alle scalinatelle perché avrebbero potuto essere viste da qualcuno. In sostanza mentre il coinvolgimento del Minichini Alfredo era occasionato dal fatto di aver risposto ad una chiamata proveniente dalla Maione, quello della Cipollaro risulta il frutto di una previa concertazione, funzionale alla perpetrazione di quell’agguato, di cui la Cipollaro era ben consapevole e partecipe”.

 Renato Pagano

@riproduzione riservata

 (nella foto da sinistra il boss Ciro Rinaldi, Anna de Luca Bossa, Michele Minichini, Antonio Rivieccio e Raffaele Ultimo Cepparulo)


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