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Camorra, il pentito Venosa: ‘Vi spiego come funzionava la cassa dei Casalesi’


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E’ stato il boss pentito Michele Venosa a spiegare agli investigatori il sistema economico dei Casalesi di ultima generazione e della cassa. Lui ed altri collaboratori di giustizia hanno spiegato come Michele Zagaria avesse attuato, negli ultimi quindici/venti anni, una politica economico-criminale estremamente aggressiva diventando, nei fatti, il principale esponente del clan a gestire interi settori economici ed incamerando enormi somme di denaro mediante, ovviamente, l’utilizzo di imprenditori e prestanome a lui fedelissimi, che, nel corso del tempo hanno avuto un incremento patrimoniale e finanziario vertiginoso. La sua espansione naturalmente fu favorita dai numerosissimi arresti patiti negli ultimi anni da affiliati alle altre famiglie casalesi, quali la famiglia Bidognetti, la famiglia Schiavone ed, infine, quella dei Russo.
Dalla metà del 2008 a seguire c’è stato uno dei più sanguinosi criminali della storia del clan dei casalesi: Giuseppe Setola. Lo spietato killer, ha gestito gli interessi, oltre che propri, degli esponenti della famiglia criminale d’appartenenza, quella dei Bidognetti, per l’appunto, intrattenendo costanti rapporti con gli affiliati liberi, ai quali ha corrisposto denaro provento delle attività illecite del clan.
Nella fase immediatamente successiva alla strategia stragista del Setola, caratterizzata dai numerosi provvedimenti cautelari che hanno scompaginato il gruppo aggregatosi intorno a quest’ultimo – così come emerge dalle dichiarazioni di numerosi pentiti- veniva stretto un accordo tra le diverse fazioni con la costituzione di un unico gruppo, al comando della famiglia Schiavone, che ha gestito anche le zone di competenza storica dei Bidognetti, alla quale veniva comunque destinata una quota dei proventi illeciti. Ci fu l’ennesimo riassetto organizzativo del clan, con alcuni affiliati liberi dei Bidognetti operare nelle fila del clan Schiavone. E in questo periodo, il gruppo Zagaria rimase piuttosto autonomo partecipando, ovviamente, all’alimentazione della cassa comune del clan, strumento imprescindibile per la sopravvivenza dell’intera organizzazione criminale. Dopo l’arresto dei figli di Schiavone (Carmine, Emanuele Libero e lvanhoe) e dopo anche gli arresti dei latitanti storici Michele  Zagaria e Antonio Iovine, la gestione generale del clan venne affidata ad esponenti della famiglia Venosa. Ed è stato proprio il collaboratore di giustizia Raffaele Venosa a descrivere, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Federica Colucci il mese scorso e che ha colpito la parte economica del clan Zagaria ovvero i fratelli Inquieto, il ruolo assunto dalla sua famiglia a seguito degli arresti di Iovine e Zagaria precisando che quest’ultimo aveva una gestione economica autonoma rispetto alle altre famiglie del clan. Infatti in un primo verbale del primo giugno 2015 racconta:

“Durante la mia detenzione poi cessata nel 2014, ho avuto modo di conoscere che la famiglia VENOSA, dopo la cattura di !OVINE Antonio e ZAGARIA Michele, aveva assunto una posizione verticistica e di gestione del clan soprattutto nelle persone di VENOSA Salvatore, coadiuvato e strettamente collegato a RECCIA Oreste, con la presenza attiva di mio zio Umberto VENOSA. Avevo, poi saputo anche che proprio mio zio e mio cugino erano poi diventati collaboratori di giustizia. Avevo anche saputo, che per un certo periodo di tempo e la reggenza della cassa era stata appannaggio di VENOSA Umberto che io conoscevo, prima della mia carcerazione, come il marito della figlia di VENOSA Luigi detto o’cocchiere.
Le ho raccontato questo, per rappresentare, la situazione che io trovai all’atto della mia dimissione dal carcere nell’agosto del 2014. Mi resi conto che vi era praticamente il deserto, ed io, forte della mia appartenenza alla famiglia VENOSA, dalle posizioni verticistiche che ormai tale famiglia aveva assunto, nonché, della mia personale “carriera criminale” e della conseguente influenza che potevo esercitare, decisi di assumere il controllo del gruppo, intendendo con tale espressione il controllo non del solo gruppo VENOSA, ma dell’intero gruppo riconducibile al clan dei casalesi. Ovviamente dovevo prima informarmi della situazione esistente ed allo scopo decisi di rivolgermi, un po’ rispettando la tradizione della famiglia VENOSA, essenzialmente a persone a me legata da rapporti di parentela o dì affinità. . .. omissis ….Convocai presso la mia abitazione … omissis … e … omissis … , i due mi confermarono che erano loro a gestire la cassa. Dissi a loro che da quel momento in poi, si dovevano mettere da parte e che avrei provveduto io a fare gli stipendi e a gestire la cassa per conto del gruppo Schiavone e Venova mentre per gli Zagaria vi era un’autonoma cassa gestita da Capaldo Filippo ed analogamente la cassa del quanto, io, per un verso, cercai di prendere anche la cassa del gruppo ZAGARIA ma il CAPALDO Filippo mi mandò a dire che provvedeva lui direttamente anche perché avevano un diretto rapporto con chi gestiva le macchinette cioè l’attività di videogiochi dalla quale provenivano gran parte delle entrate. Tale notizia, il CAP ALDO me la inviò tramite FONTANTA Pasquale detto o’russo che mi disse che i loro diretti riferimenti nel settore dei ( videogiochi erano Peppe o’ marmularo, proprietario o gestore delle macchinette, insieme al fratello che si chiama se non erro Giovanni. Altra gestione autonoma della cassa era quella della famiglia BIDOGNETTI. La cassa era gestita da … omissis … , con il quale mi sono pure incontrato prima che venisse arrestato. omissis …”.

Renato Pagano

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