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Camorra, il pentito: ‘Il clan Vastarella chiedeva il pizzo anche alle persone di famiglia e ai contrabbandieri’


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Il clan Vastarella chiedeva il pizzo a tutti. E’ quanto emerge dal racconto del pentito Rosario De Stefano le cui dichiarazioni sono contenute nelle 391 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Francesca Ferri con la quale il mese scorso è finito in carcere tutto il vertice dei Vastarella. Ha raccontato De Stefano: “…sicuramente venivano taglieggiati i commercianti delle sigarette di contrabbando; in particolare era taglieggiato il padre di Salvatore Vigna (uno dei due morti della strage della Fontanelle dell’aprile del 2016 e cognato dell’altra vittima Giuseppe Vastarello figlio di Raffaele Vastarella ndr) cioè Giggino “ro scuorz”, noto contrabbandiere che su ogni viaggio doveva pagare l’equivalente di 4/5 casse di sigarette e preciso che in una settimana poteva fare 2/3 viaggi con la macchina. Quelli che venivano maggiormente estorti erano i cosiddetti “Pallamoscia” forse di cognome Armeno OMISSIS
Altri commercianti taglieggiati erano Totonno detto “e’ Tatà”, che tra l’altro era anche un usuraio e che commerciava anche nel TLE ed era costretto a pagare una quota ai Vastarella; costui aveva anche un negozio difronte al bar La Brasiliana nella Sanità dove mio cognato Toscano, Lelluccio “o’femmenell” e Salvatore Vigna andarono ad esplodere colpi d’armi da fuoco, se ricordo bene con fucile, perché non aveva pagato interamente la somma richiesta; altri commercianti taglieggiati erano tale Paesano, vero e proprio grossista di TLE, il titolare delle pizzeria Gallo, il titolare della pasticceria Primavera, un ambulante di abbigliamento intimo detto o’Russ che vendeva nei Vergini ed i titolari dei garage di autovetture nonché i produttori di scarpe e di cinture di pelle che lavoravano nella Sanità e che alla fine, non riuscendo più a pagare le estorsioni, chiusero i negozi e lasciarono tale quartiere. Voglio precisare che le estorsioni presso la pizzeria Gallo e la pasticceria Primavera erano fatte col sistema della tessera, cioè Patrizio ci dava la sua carta d’identità e ci diceva di andare presso questi esercizi ed altri negozi che vendevano generi alimentari per fare la spesa senza pagare. Cosi per esempio, se Vastarella aveva degli ospiti a casa mi mandava a prendere delle pizze da Gallo dove io mi presentavo e, esibita la tessera, facevo l’ordine a nome di Patrizio; chiaramente il commerciante nulla diceva sapendo chi fosse Patrizio Vastarella. Invece Lello le richieste le faceva senza bisogno di carta d’identità e comunque le faceva ad un livello economico superiore e non come Patrizio che si accontentava anche di dieci mutante che estorceva al venditore ambulante; preciso che fu proprio Patrizio Vastarella ad introdurre il sistema della carta d’identità per limitare le richieste estorsive ai vari commercianti che venivano fatte a suo nome dai suoi familiari, sicché l’esibizione della sua tessera ai negozianti serviva per attribuire con certezza la richiesta proprio a Patrizio Vastarella che, poi, comunque non li pagava….”.

 Rosaria Federico

3. continua

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