Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

I pentiti: ‘Il finanziere corrotto fece anche un ordine di comparizione falso per uccidere il cognato del boss’


23

Lui non era un semplice fiancheggiatore ma un affiliato vero e proprio con un particolare, era in divisa. Si tratta di Claudio Auricchio detto o’ russo un finanziere del gruppo Pronto Intervento, gia’ da tempo sospeso, che faceva parte pero’ del clan della Vanella Grassi di Secondigliano, a Napoli, arrestato ieri mattina dai suoi colleghi e dalla polizia, per un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di associazione e tentato omicidio. Faceva parte del gruppo di fuoco che il 10 agosto del 2012 provò a eliminare il ras “scissionista” Giovanni Esposito o’ muort, cognato del boss Arcangelo Abbinante. L’unico modo per cercare di uccidere il boss che si era rinchiuso in casa era quello di prelevarlo direttamente dalla sua abitazione ed ecco il motivo per il quale fu scelto Claudio Auricchio. Lui e il cognato Luigi Noceroni (anch’egli arrestato ieri) avevano coperto la latitanza di Antonio Mennetta Er nino, ex reggente dalle Vanella Grassi, mettendogli a disposizione una villetta alla periferia di Scafati. A far luce sul ruolo del finanziere corrotto ci hanno pensato  il numerosissimo gruppo di pentiti composta da Giugliano Gianluca, Guarino Rosario, Pacciarellì Mario, Leonardi Antonio, Leonardi Felice, Leonardi Giovanni, Accurso Antonio, Cortese Luca , Riccio Pasquale e Ambra Giuseppe. Auricchio è accusato di aver fatto parte del gruppo di fuoco che tentò di uccidere il ras Giovanni Esposito ‘o muort cognato del boss Abbinante. Il racconto che ha fatto il pentito Rosario Guarino, alias Joe Banana, uno che è stato ai vertici della Vinella-Grassi è esaustivo del ruolo di Claudio Auricchio ‘ oruss. Ecco cosa racconta in due verbali del dicembre 2013 e gennaio 2014 Rosario Guarino:
“…MENNETTA Antonio ha avuto i fìnanzieri come appoggio per la latitanza, veniva spostato a volte con una macchina proprio della Guardia di Finanza, per come dettomi dal MENNETTA e dal CORTESE. So che CIRO Cortesi sotto ordine di Mennetta aveva fato realizzare una BRAVO con i colori di istituto falsi della Finanza… Dopo il primo agguato ad ESPOSITO Giovanni o’ muort, io ero latitante, MENNEITA Antonio  e CORTESE CIRO organizzarono un sequestro di persona ai danni dell’ESPOSITO per poi ucciderlo. I componenti del commando erano CORTESE Ciro. ZAINO Eduardo, e due fìnanzieri veri, tra cui quello O’RUSS con i capelli rossi. Credo sia di Torre annunziata o di Castellammare, forse Pompei. So che costoro hanno fatto controllo del territorio su SECONDIGLIANO. Credo appartengano ai Baschi Verdi della Finanza, che fanno prevenzione. I quattro vanno per sequestrare ESPOSITO a casa sua tutti con le uniformi da .finanzieri. Riescono ad entrare in casa ma ESPOSITO disse : vi seguo ma voleva telefonare alla Polizia perché sospettava qualcosa. Sentito questo, lo presero di brutto ma poi se ne andarono. Questa vicenda mi è stata raccontata da Ciro Cortese e da Antonio Mennetta…”.

Ancora più esaustiva di un altro pentito come Gianluca Giugliano: “… Ciro Cortese, esponente della Vinella Grassi so che si travesti da finanziere per uccidere ESPOSITO Govanni. Questa vicenda si colloca dopo il tentato omicidio ed il ferimento di Giovanni Esposito: Mennetta Antonio decise di tentare nuovamente di ucciderlo e incaricò il  CORTESE di eseguire. Io ho saputo le circostanze del fatto direttamente dal Cortese, il quale. qualche giorno dopo avere tentato la cosa, mi raccontò come erano andati i fatti. Lo incontrai alle Palazzine Celesti. stavamo parlando e mi disse, senza che io gli chiedessi nulla, perché si tratta di un chiacchierone :  Hai visto che cosa ho creato?” mi disse infatti che aveva degli agganci nella Guardia di Finanza, non so chi. e mi mostrò anche un tesserino, con la sua foro ed i suoi dati: non so dire se fosse o meno un falso ben eseguito o altro; mi disse che lui ed altre tre persone. due delle quali dei veri finanzieri di cui non conosco il nome. Conosco però di viso l’altro, l’affiliato che ha partecipato con CORTESE all ‘azione. Voglio spiegarmi meglio. ESPOSITO Giovanni venne ferito, nel luglio del 2012, da esponenti del clan LEONARDI:Leonardi Antonio . come da me riferito , si era assunto la responsabilità di questo agguato. Questo agguato non andò a buon.fìne: due persone vennero arrestate e due riuscirono a scappare; i due che sono riusciti a scappare, due del clan LEONARDI, sarei in grado di riconoscerli in foto. Dopo pochi giorni Esposito Giovann. lasciò l ‘ospedale e tornò a casa sua, nella 33: sono andato a casa di Giovanni Espoasito ma non saprei indicare la via ma li conosco solo come soprannome. Venimmo chiamati sul Rione da MODESTINO fratello di ARUTA Luigi. io ed il BARONE che ci disse che ci voleva il Mennetta. Anzi. meglio.oda me venne MARINO Angelo, perché mi trovavo a casa mia, Mennetta voleva i due del gruppo di fuoco dei Marino: Mennetta non riteneva Angelo Marino e MANGANIELLO Roberto affidabili. Barone Francesco non c ‘era. Ci recammo a casa di Carlo MATUOZZO, dal Mennetta: io, Angelo marino e Roberto Manganiello. Mennetta era con ARUTA Luigi o’ gemello. MATUOZZO Carlo e Matuozzo ANTONIO. Quando arrivammo là vedemmo che Aruta Luigi, Matuozzo Antonio e o’ gemello, avevano tute, guanti in lattice e passamontagna mentre Matuozzo Carlo preparava le armi: chiesi al Mennetta cosa stava succedendo e Mennetta disse che la Polizia aveva portato Esposito Giovanni in Questura e dovevamo prepararci ad ucciderlo al momento in cui fosse uscito e di ritorno a casa. Non penso che sarebbe stato possibile ucciderlo se fosse stato scortato da poliziotti. Quindi ci preparammo tutti anche noi Marino con guanti, armi e cappucci che ci diede il Matuozzo Carlo, pistole e mitragliette, automatiche e semiautomatiche, a tamburo: non ricordo ma ce n ‘erano. Dopo circa un quarto d’ora, venti minuti, vidi arrivare CORTESE Ciro che si chiamò da parte il Mennetta. Dopo il colloquio Mennetta venne da noi a dire che la cosa era saltata, senza spiegarci perché ed io non chiesi neanche spiegazioni. Tornammo alle nostre case; dopo un paio di giorni incontrai appunto il CORTESE che mi spiegò che lui, un altro e due finanzieri veri a casa di ESPOSITO Giovanni, e mi raccontò che una Volante della Polizia o dei Carabinieri, li aveva incrociati. Il gruppo di fuoco era su due autovetture: una delle due era una Honda Jazz, l ‘altra una Fiat Bravo di colore grigio e con le scritte GUARDIA DI FINANZA: preciso che sia il CORTESE in quella circostanza che il Mennetta successivamente mi spiegarono che quella autovettura con le scritte e tutto l’avevano fatta fare loro, nel senso dipinta precisa come la macchina della Guardia di Finanza con documenti contraffatti a nome Esposito Giovanni; la volante della Polizia o dei Carabinieri li trovò proprio sotto il cancello della casa di Giovanni Esposito, secondo il racconto di Cortese e di Mennetta, e chiese loro cosa stava succedendo: so che loro dissero: è un controllo e la Polizia ( o i Carabinieri) andarono via senza procedere alla loro identificazione. A quel punto successe che andarono sopra da Giovanni Esposito, Cortese e l ‘amico suo. CORTESE mi disse che lui era in borghese, nel senso che non indossava la divisa; mentre in divisa erano i finanzieri veri, ma questo particolare non è
ben presente nella mia memoria: CORTESE mi disse che lui e l ‘altro affiliato, non finanziere, bussarono alla porta dell’ESPOSITO e entrarono anche in casa esibendo un documento secondo il quale Esposito Giovanni doveva recarsi subito al comando della Finanza e glie lo fece anche firmare ma l ‘Esposito si rifiutò. Coretse e l’altro a questo punto andarono via, anche perché in casa dell’esposito c ‘erano anche
delle donne che cominciarono a fare casino. Dissi al Cortese: sei arrivato fino a sopra: perché non l’ ‘hai ucciso? e lui mi disse che c ‘erano queste dorme che facevano casino. So anzi che ci fu un secondo tentativo, sempre nella parte di fìnanzieri.ma Esposito non aprì neanche la porta e le donne dissero: “Se non ve ne andate. chiamiamo fa Polizia”. So che questa cosa venne fatta anche perché CORTESE non era conosciuto
da persone della 167…”.

Renato Pagano

@riproduzione riservata

(nella foto da sinistra Claudio Auricchio, Antonio Mennetta, Ciro Cortese, Giovanni Esposito)


Ti piace? Condividi con i tuoi amici!

23