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Castellammare, uccise Giggino o’ gommista: annullata la condanna per Rubicondo


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Colpo di scena per l’omicidio di Luigi Belviso, “Giggino o’ gommista”, ucciso per futili motivi la sera del 19 novembre del 2013 a Castellammare. la Cassazione ha infatti annullato la condanna a 14 anni e 8 mesi di carcere per omicidio a Pasquale Rubicondo. L’uomo, un noto commerciante di 60 anni, tra l’altro anche parente della vittima era stato condannato per omicidio volontario aggravato da futili motivi. Una lite finita nel sangue per un debito di appena 300 euro. Ma ieri pomeriggio la Suprema Corte di Cassazio­ne ha annullato la sentenza. Il processo per la morte di Luigi Belviso, 48 anni, noto artigiano stabiese, dedito al lavoro e alla famiglia, dovrà essere rifatto. La Suprema Corte infatti ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati del condannato ( Francesco Romano,Renato D’Antuono e Michele Cerabona) per il riconoscimento del riconoscimento della legittima difesa. Rubicondo avrebbe ucciso Belviso dopo essere stato aggredito violentemente sia dal­la vittima che da alcuni parenti del 48enne. La pistola usata per uccidere apparteneva proprio a un parente di Belviso, al quale sarebbe caduta – secondo la difesa – nel corso del pestaggio ai danni di Rubicondo. Dati che hanno fatto cadere, in appello, l’accusa di detenzione di armi a carico dell’imputato e che forse – aspettando le motivazioni della sentenza – hanno suscitato i dub­bi dei giudici della Cassazione.

Nel corso del processo di Appello che ridusse la pena Rubicondo lesse anche una lettera di scuse ai familiari della vittima.  “Chiedo perdono ai familia­ri, da quella sera ci penso tutti i giorni a quello che successe il 19 novembre 2013, non lo volevo ammaz­zare”. Pasquale Rubicondo e Luigi Belviso ebbero una lunga e violenta discussione iniziata qualche ora prima della tragica fine. L’assassino era debitore di  300 euro nei confronti della moglie di Belviso per  una prestazione di ba­dante a favore della madre.Rubicondo tornò a casa, prese la pistola, la caricò e riscese in strada alla ricerca di Belviso e del figlio Francesco, che lo avevano pestato a sangue. Si incrociarono in via Virgilio, una nuova discussione e partirono i colpi: Belviso nel tentativo di salvare il figlio rimase ucciso.

 

(nella foto Pasquale Rubicondo)


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