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Camorra, i pentiti: ‘Zio Ciruzzo Casone ucciso perché la Vanella volle prendersi la piazza di Arzano’


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Ci sarebbe stato un traditore nell’omicidio di “Zio” Ciruzzo Casone, il reggente del clan Moccia su Arzano ucciso nel novembre del 2014 in un centro estetico insieme con una vittima innocente: Vincenzo Ferrante. Sono stati i pentiti a raccontare agli investigatori tutti i retroscena di quell’agguato e che hanno consentito alla Dda di far scattare le manette ai polsi di nove esponenti del clan Amato-Pagano e della Vanella-Grassi. A spiegare nel dettaglio l’agguato sono stati alcuni pentiti e tra questi  Salvatore Abate, ex uomo del clan Ferone di Casavatore che ha raccontato agli inquirenti della Dda il nome del presunto “filatore”. Lui che era stato per un periodo affiliato proprio al gruppo di Casone ha raccontato che Raffaele Russo detto “Cartolandia (a sua volta è stato ucciso nell’ottobre scorso mentre usciva dal carcere di Secondigliano dove era detenuto in regime di semilibert) “il giorno dell’agguato mortale era nel centro estetico. A un certo punto quest’ultimo disse a Casone, apostrofandolo con il termine di rispetto ‘zio’, che sarebbe andato di fronte a fare benzina. A detta di Raffaele Russo , è stato visto da molti accanto al distributore con il cellulare in mano e non appena lo ha posato il gruppo di fuoco è entrato in azione uccidendo Casone e l’altro giovane”. Un vero tradimento da parte del presunto “filatore” strettamente imparentato con il boss di Casavatore, Ernesto Ferone e che aveva avuto salva la vita in cambio della soffiata. ha raccontato ancora Abate: “…La Vanella-Grassi, all’epoca in affari con gli Amato-Pagano, si era impegnata a non ucciderlo. L’accordo prevedeva infatti l’uccisione sua e di Casone. Ma per come mi ha spiegato Russo, essendo legato a Ferone non poteva essere ammazzato. Quindi la proposta è sta-a di fare lo squillo (ai killer, ndr) e tornare indenne a Casavatore”. Altri dettagli vengono poi forniti, come riporta Il Roma, appena l’1 febbraio scorso, da Domenico Esposito, affiliato fino al 2012 al clan Moccia, nel sottogruppo di Sabatino Felli, a sua volta referente di Domenico Cimini: “Felli, che comadava a Casoria con i Piscitelli, aveva scaricato Casone e detto agli Amato-Pagano che potevano fare quello che volevano. Casone se lo vendette anche (omis-sis), che fu chiamato da quelli di Melito tramite la Vanella Grassi. Fu prelevato dai Ferone e dalla Vanella, e portato alla 167 di Arzano dove li aspettavano gli Amato-Pagano. Gli dissero che era fortunato a essere parente di Ernestino, altrimenti sarebbe morto anche lui. Gli fu detto di riferire tutti i movimenti di Casone, comprese le estorsioni che stava prendendo, per subentrare loro. E accettò. Tutto ciò mi è stato riferito da Mariano Manfrecola”. Un ulteriore slancio alle indagini che hanno portato agli arresti dell’altro giorno è stato dato da Antonio Accurso, ex reggente della Vanella-Grassi: “..Russo mi ha raccontato in modo sicuro, ribadendo che lui e i suoi amici di Arzano sapevano tutto quello che succedeva fuori, che Casone era stato ucciso da un commando agli ordini di Napoleone. Non ricordo se mi ha detto che era presente all’omicidio anche Renato, ma di certo era stato lui a dare l’ordine. Del gruppo facevano parte Francesco Paolo Russo, Angelo Gambino e alla guida dell’auto Pasquale “pik stik”. Mi disse che (omissis) aveva già lasciato il gruppo Casone per andarsene a Casavatore. Anche lui si trovava quel giorno nel centro estetico. Sia lui che la vittima erano in buoni rapporti. Casone diceva sempre che l’affetto è una cosa diversa dalla malavita”. Accurso ricostruisce anche i motivi che sono alla base dell’omicidio del boss Ciruzzo Casone: “La vicenda delle estorsioni ad Arzano era stata oggetto di discussione con i Ferone, in quanto (omissis) lavorava con il referente del vecchio clan e aveva la lista degli estorti. Cicciariello (Francesco Paolo Russo, ndr) e i suoi compagni volevano quella lista. Ecco perché io ho organizzato gli incontri con il gruppo Ferone, al termine dei quali vi è stata la consegna dell’elenco, chiarendo però che (omissis) non c’entrava nulla in questa storia e che quindi non andava toccato: La consegna della lista è avvenuta alla Vanella presenti io, mio fratello Umberto, Totore di Casavatore e Cicciariello. Totore consegnò la lista a Cicciariello, il quale mi disse che lui, Napoleone e il “gemello” (Dario Amirante, ndr) si erano presi Arzano per le estorsioni e la vendita di marijuana. Nell’occasione non fece però alcun riferimento a “zia Rosaria”. Cicciariello mi disse di essere l’autore del duplice omicidio. Io, allora, gli dissi che nell’azione avevano ucciso anche un bravo ragazzo (Fer-rante, ndr), al che mi rispose che non poteva saperlo, che c’era andato di mezzo perché si trovava vicino al referente delle estorsioni ad Arzano per conto dei Moccia”.


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