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Il pentito degli Amato Pagano: ‘Quando ci cacciarono da Secondigliano rimanemmo in pochi, si presero tutto’


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Il racconto della rottura tra gli Amato Pagano e le cinque famiglie di Secondigliano che  avevano dato origine alla scissione contro i Di Lauro e alla prima faida di Scampia è ricca di particolari nei verbali del collaboratore di giustizia Giovanni Illiano, ex killer del gruppo dei Melitesi e prima ancora guardaspalle e braccio detsrto di raffaele Amato junior. ha spiegato ai magistrati i motivi della scissione e come nacque. Ecco il suo racconto:”…Il giorno dopo il duplice omicidio PARISI FERRARO al Berlingieri mi recai la Lotto G dove incontrai Tripicchio Rosario, un esponente della famiglia Amato Pagano che gestiva la piazza di spaccio del Lotto G (è stato poi ammazzato nel gennaio 2012) che, tutto allarmato, di disse: ‘Si sono avotati tutti quanti’. Al che io chiesi chi si fosse avotato e lui rispose: la Vinella, lo Chalet Baku, le Case Celesti. Mi recai su un appartamento del Lotto G, nel palazzo dove sta di casa la mamma di EDUARDO FABBROCINO, al secondo o al terzo piano. io, Tripicchio, Fabbrocino Antonio, LUCARELLI ANTONIO SBIRULINO, ESPOSITO CARMINE, o ruomm o ruomm, CAIAZZA PEITRO, fratello di Ciruzzo o fravulese, e ci armammo e scendendo più volte in una casa all’isolato Sette e dormimmo là armati fino ai denti. La sera facemmo un giro io e Rosario Tripicchio. Incontrammo un ragazzo degli ABBINANTE, che era venuto a controllare ci fosse là dentro: facemmo vedere che eravamo armati e gli dicemmo vattene ‘salutami Arcangelo ‘ con sguardo freddo e lui scappò. Ci facemmo un giro, poi andammo a dormire. Durante la notte Teatro Raffaele mi venne a prendere e mi portò su una casa a Mugnano, parlando di quanto stava accadendo. La mattina seguente tornammo al Lotto G e con un notevole numero di nostri affiliati ci mettemmo sotto i porticati, tutti armati. Avevamo mitra, mitragliette Uzi, fucili a pompa: erano tutte armi che si trovavano al Lotto G e altre portate dalla 33. Eravamo io, Mirko Romano, Teatro raffaele, De Cicco Gennaro, De Cicco Alessandro, Carmine Esposito, Palumbo Sabatino, Giuseppe Gervasio, o’ red,  o’ pelato, Rosario Tripicchio, o’ gemello di Miano,, salvatore Aprea e altri due che potrei riconoscere in foto, o’ mau mau (Salvatore Montemurro), cape e morte (Esposito Salvatore),caiazza Pietro. Ci arriva un ambasciata ‘hanno inseguito BOXER, quelli dello Chalet Baku e.fino ai Puffi, ossia RISPOLI VINCENZO (oppure il.fratello Raffaele), nostro affiliato,· ci mettemmo tutti sulle moto ed andammo ai Puffi Fortunatamente Teatro Raffaele non ci fece entrare nei PUFFI ma disse a ESPOSITO CARMINE ‘avviati tu e di laggiù che stiamo venendo’. Carminiello si mise in macchina e poi ci raccontò che entrando nei Puffi si parò davanti alla macchina proprio Enzuccio Boxer e Barbato salvatore, Totore mezzanotte . Tutti e due puntarono le pistole a CARMINIELLO e dissero: chi ti manda? E Carminiello: I compagni nostri! Al che Mezzanotte  e Boxer dissero : ‘Ma quali compagni nostri?” e invece mostrarono questi sono i nostri compagni al che uscirono tutti armati molti personaggi affiliati agli ABETE, ABBINATE, VINELLA GRASSL Disarmarono Carminiello e lo rimandarono al Lotto G. Noi ci organizzammo e ci portammo a Melito; scendemmo sotto al garage sotto la 219, dove tutti i nostri affiliati ci stavano aspettando: tra cui Cesare Pagano, Emanuele Baiano, Pinuccio Parisi, Vincenzo Nappi, o’ pittore, Giacomo Migliaccio  ed altri. Sapemmo che avevano mandato ai Puffi: PELLECCHIA GIUSEPPE, GIOSUE’ BELGIORNO il piccolino, GAMBINO ANGELO, SEVERINO ANDREA. Questi quattro trovarono tutta la schiera degli affiliati a noi avversari e Pellecchia Giuseppe ebbe spaccati i denti da MIMI’ NOTTURNO; altri ebbero colpi con il calcio della pistola in testa; furono minacciati ed ingiuriati. Furono disarmati, nel senso che tolsero i colpi dalle pistole e restituendo le sole armi, li cacciarono da là. I quattro vennero a Melito tutti spaventati e ci raccontarono l’accaduto. Nei giorni successivi si organizzarono tramite i Mianesi ossia i LO RUSSO…omissis… degli incontri tra noi e Abete Arcangelo che all’epoca si trovava agli arresti domiciliari a Milano. Agli incontri, che furono più d’uno, si recarono a Milano Cesare Pagano figlio di PAGANO VINCENZO SCE SCE, Migliaccio Giacomo a femminella. In seguito andò a parlare anche Pagano Vincenzo stesso, quando usci dal carcere (si trovava a Benevento). In questi incontri si discussero dei motivi della spaccatura. ABETE pretendeva che noi rimanessimo tutti uniti, a condizione che comandava lui Abete Arcangelo e Riccio Mariano Gennaro De Cicco, raffaele Teatro, Emanuele Baiano , D ed anche LIGUORI GENNARO dovevano essere accantonati e non fare più nulla. Pagano Cesare doveva tenere le redini degli Amato Pagano con Migliaccio Giacomo. Tuttavia immediatamente dopo si avotarono Migliaccio Giacomo, Parisi Giuseppe, Vincenzo Nappi Giuseppe Pellecchia Andrea Severino,, che si misero a MUGNANO per conto degli Abete. La loro tesi era che si erano girati con gli Abete ma rimanendo Amato. Poi si avotò pure la 33, Giuseppe Gervasio, o’ red, o’ spinello, o’ pelato…Rimanemmo pochi. Questa fase di sconfitta nostra andò avanti sino alla cattura di Abete Arcangelo. Ci chiudemmo a Melito, e quelli si presero tutto quanto. Noi venivamo pagati direttamente da Pagano Carmine e da RICCIO MARIANO, che pure in quel periodo era latitante. Il POLACCO che era riservato, teneva certi pacchi di cocaina, tramite Pinuccio o Pinguino, mandava i pacchi nello Chalet Baku. Noi eravamo esclusi da tutto, ci dovevamo tenere chiusi in via Cicerone a Melito…”.

Renato Pagano

10.continua

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