‘Genny Cesarano fu ucciso dalla totale indifferenza al valore della vita umana’: le motivazioni della sentenza


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“Genny Cesarano fu ucciso dalla totale indifferenza al valore della vita umana nel partecipare ad una spedizione punitiva che si è esplicata con le modalità tali da mettere a repentaglio l’incolumità fisica di qualsivoglia persona che si fosse, pur del tutto accidentalmente, venuta a trovare sul luogo del fatto”, prima ancora dalla pallottola che lo raggiunse durante la stesa in piazza San Vincenzo alla Sanità la notte del 6 settembre 2015. Sono alcune delle pesantissime accuse che il giudice Alberto Vecchione del Tribunale di napoli ha scritto nelle sue 60 pagine di motivazioni alle condanne all’ergastolo per i quattro killer del clan Lo Russo che parteciparono a quella spedizione punitiva contro i “Barbudos”. Secondo le motivazioni, riportate da Il Mattino, Genny e tutti gli altri furono usati come “birilli e, come un bersaglio mobile da parte di un gruppo di killer che avevano un solo scopo, ovvero quello di dimostrare a tutti i residenti nel quartiere della Sanità che nessuno doveva osare sfidare i capitoni”. Perchè il loro unico scopo era di “buttare qualcuno a terra”. Non a caso il giudice Vecchione scrive nelle sue motivazioni: “Tra le vittime poteva esserci chiunque: ciò evidentemente non assumeva alcun interesse per i prevenuti, agli occhi dei quali non si presentavano essere umani nella loro storica individualità ma semplicemente dei bersagli, da colpire solo per dimostrare a tutti i residenti nel quartiere della Sanità che nessuno doveva osare sfidare i capitoni”. Per quella “spietata” spedizione di morte sono stati condannati al massimo della pena Luigi Curatelli, Antonio Buono, Ciro Perfetto e Mariano Torre (che è diventato pentito proprio qualche giorno prima della sentenza) mentre 16 anni è stata la condanna per Carlo Lorusso che ha collaborato con gli inquirenti, il mandante della sparatoria che aveva come obiettivo l’uccisione di qualche affiliato al gruppo di Pietro Esposito, il quale il giorno prima aveva fatto fuoco contro la casa del capoclan a Miano, area nord di Napoli. Era in corso la guerra per la spartizione dei proventi illeciti della zona al centro della citta’ e per mesi si sono susseguiti omicidi e intimidazioni. Genny, estraneo a questa dinamica, era in piazza Sanita’ davanti la chiesa di San Vincenzo quando fu colpito da un proiettile alla schiena mentre scappava con altre persone. “… le persone che avete arrestato per l’omicidio del 17enne Genny Cesarano sono realmente coinvolte nel delitto. Si tratta di soggetti responsabili, me compreso, che hanno svolto un ruolo nell’assassinio di quel ragazzino. Ma ce ne sono altri che non sono ancora finiti sotto accusa conosco il nome e il ruolo degli altri personaggi che all’alba di due anni fa entrarono in azione nella Sanità e contribuirono ad ammazzare un ragazzino che nulla centrava con la camorra”. Aveva messo a verbale due mesi fa il neo pentito Mariano Torre. Gli investigatori stanno cercando gli ultimi riscontri per incastrare almeno altre tre persone che avrebbero partecipato alla stesa assassina.

Cronache della Campania@2018


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