Clan Moccia, il pentito: ‘Dopo l’omicidio di Felice o’ comunista il boss Nino ci cacciò dalla zona’


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Il pentito del clan Moccia, Salvatore De Martino è stato tra quelli che ha raccontato agli investigatori le vicende relative alle famiglie satelliti federate con la cosca di Afragola e che avevano il controllo di piccole fette di territorio  ma che dovevano sempre dar conto ai voleri del “Papa” di Afragola, Luigi Moccia.

“Ho fatto parte sin dal 2002 del gruppo camorristico facente capo a Felice Napolitano, detto o ‘Comunista, che operava sui territori di Cicciano, Cmposano, Roccarainola. Felice era anche mio zio acquisito. In quel periodo Felice era di fatto alleato con il clan Nino-Pianese, che faceva capo ad un certo Nino che io una volta ho conosciuto dopo la morte di Felice”, ha raccontato De Martino. E poi è sceso nei particolari sugli uomini che facevano parte clan:”… era dedito alle estorsioni sul territorio. in  concomitanza con il mio ingresso nel gruppo, e prima della morte di Felice , ci fu un distacco del nostra gruppo dal clan Nino-Pianese. Ricordo al riguardo un vertice al quale era presente anche Tanuccio di Crispan0 ed Antonio Franzese di Casoria, fratello di Mauro, soggetto vicino a Di Domenico Marcello. Dopo quel distacco operavamo autonomamente come gruppo facente capo a Felice o’ comunista al quale partecipavcmo io, Nicola detto Bardellin0, un certo Christian di Marigliano , lo stesso Franzese Antonio, Salvatore Barbarino, questi due sono0 di Casoria. La morte di Felice o Comunista fu addebitata da noi alla mano di Nino; peraltro anche prima dell’omicidio vi era un contrasto tra Nino e Michele di Pezzalonga, soggetto con il quale invece Felice era amico. Altro incontro che è avvenuto prima dell’omicidio è stato un incontro fra Peppe Ferraro;  uno a cognome Iovine, appartenente al Clan Russo e Michele di Pezzalonga. Di Domenico Marcello prendeva le quote da Felice Comunista nel periodo antecedente la sua morte. Un giorno dopo la morte di Felice, Nino (morto nel 2014 dopo una grave malattia)mi fermò per strada insieme a tale Manzi, ed un certo Marco molto alto, e mi intimò brutalmente di lasciare il territorio al suo clan. C’è stato un periodo intermedio successivo all’omicidio e noi ci incontravamo spesso con Antonio Franzese per comprendere la situazione….”. Poi il pentito racconta di aver partecipato a un tentato omicidio nel mercato della frutta di casoria per conto del gruppo Moccia, ala Franzese.”… Salvatore Barbarino di Casoria era stretto collaboratore di Franzese Antonio di Casoria che a sua volta era una cosa sola con Felice o’ Comunista. Ricordo bene un episodio di sangue relativo a questo Salvatore. Infatti alla  fìne del 2002 inizio del 2003, fummo chiamati da Antonio Franzese per aiutarlo in una vicenda che lo aveva visto scontrarsi con un soggetto di Casoria per questioni di forniture di caffè, non so essere più preciso. Di fatto andammo a Casoria io, Felice O’ Comunista, Ciccio o’ patanaro e Cristian di Marigliano che pure faceva parte del nostro gruppo, per cercare questa persona e portarla da Antonio per un chiarimento: nella circostanza erano armati Felice e Salvatore Barbarino, anzi ora ricordo meglio io portavo addosso la pistola di Felice che era una 38 a tamburo a canna corta. Prima che lo trovassimo lo trovo’ Salvatore Barbarino che ci venne incontro scendendo da un motorino guidato da un ragazzo di Casoria che non so indicare, consegnandoo la sua pistola ad una persona che si trovava in quei momento nei mercato della frutta di Casoria. Nell’incontrarci ci disse in modo concitato, che aveva sparato con la sua pistola calibro 9×21, 7 o 8 botte a quella persona e che nonostante l’avesse colpita la vittima era comunque riuscita a scappare. Per questo motivo si rifugiò per alcuni giorni a Cimitile ed in particolare facemmo sosta presso il deposito di Ciccio o’ patanaro o del padre. Eravamo con la Renault Clio di Felice di colore bianco a e porte, con la mia Fiat Bravo di colore rosso, mentre il Salvatore Barbarino aveva una Fiat Punto mi sembra di colore bianco o azzurro. Salvatore Barbarino ha commesso con me estorsioni sia nel periodo di Felice o’ Comunista e per un breve periodo con me… Dopo la morte di Felice e per un solo anno, io, Giovanni e lo scomparso e Salvatore di Casoria abbiamo chiuso un ‘estorsio11e ai danni un deposito di ortofrutta che si trovava nel CIS. dove ci lavorava il padre di Giovanni il quale faceva la guardia notturna. Chiudemmo l’estorsione per l’importo di euro 10 mila euro da versare in un’unica tranche. I soldi li prese Giovanni e fiurono divisi fra di noi e delle parti andarono anche a Antonio Franzese attraverso il Salvatore, a Marcello Di Domenico nonché alla vedova di Felice O’ Comunista alla quale consegnai io personalmente circa 1.000 euro…”.

Antonio Esposito

8. continua

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