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Camorra, il boss Moccia offrì 800mila euro al pentito per farlo ritrattare. IL RACCONTO


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Il boss Luigi Moccia detto il “Papa” offrì 800mila euro al pentito Marcello Di Domenico. L’episodio è raccontato dallo stesso collaboratore di giustizia e dalla moglie Raffaella Nappi ed è agli atti dell’inchiesta “Liviatahn” che il mese scorso ha portato in carcere oltre 40 tra vecchi e nuovi boss della potente cosca di Afragola. Nelle 736 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Tommaso Parrella, sia Di Domenico sia la moglie raccontano con dovizia di particolari l’episodio. Ecco il racconto di Di Domenico il quale sosteneva di aver ricevuto – dopo la temporanea decisione di interrompere la collaborazione (novembre 2011) e prima della ripresa della stessa (maggio 2012) – un’allettante offerta economica da parte di Luigi Moccia, veicolatagli
materialmente tramite la consorte Nappi Raffaella:

“..la pericolosità di Gigino Moccia è dimostrata dal fatto che mi sono stati promessi due milioni di euro per farmi ritrattare, pagabili a 50 mila euro ogni sei mesi. Preciso che non vorrei che mia moglie possa essere coinvolta in questa storia perché lei ha svolto solo il ruolo di ambasciatrice. In pratica, durante un colloquio avvenuto mentre io ero detenuto ad Opera, dopo la mia decisione di interrompere la collaborazione. lei mi disse che Antonio Franzese si era recato da lei e le aveva promesso la somma di due milioni di euro se io avessi ritrattato le accuse. Il Franzese disse espressamente che tale proposta era stata concordata con Gigino Moccia e dunque mia moglie n0n si sarebbe dovuta preoccupare. Ripeto che ciò è accaduto, come ho detto. dopo che io avevo interrotto la collaborazione per il timore di conseguenze sui miei familiari e, precisamente, quando ero detenuto ad Opera. So che mia moglie disse al Franzese di non presentarsi più da lei, ma comunque mi riferì questa proposta. Su sua domanda, preciso che il pagamento serviva non solo a farmi interrompere la collaborazione ma a spingermi a scagionare coloro che io avevo accusato, ossia a farmi tenere un comportamento attivo nei processi che sarebbero stati instaurati. Anzi, proprio per questo la somma mi sarebbe stata versata in rate semestrali, perché bisognava controllare che con lo svolgimento dei processi io tenessi il comportamento per il quale venivo retribuito…Il denaro che era stato promesso non mi è stato versato perché io poi ho subito ricominciato a rendere dichiarazioni e, dunque, non ho accettato. L’ultima volta chee ho incontrato Gigino Moccia è stata in carcere, precisamente a Secondigliano. credo nel 2000. Com ‘è noto siamo stati imputati nello stesso processo detto “Stelle di Natale” in cui lui rispondeva di duplice omicidio…”.

I particolari dell’offerta fatta da Antonio Franzese, reggente dell’epoca del clan Moccia soo raccontati da Raffaella Nappi, moglie di Di Domenico, la quale alla domanda del pm le hanno mai offerto somme di denaro per convincere suo marito Di Domenico Marcello a non collaborare con la giustizia e di ritrattare le dichiarazioni già rese? risponde:” Si, è stata Luongo Anna moglie di FranzeseAntonio. Conosco Antonio Franzese da molti anni ed in particolare sin dal 1998 allorchè mio marito e Franzese Mauro  furono arrestati per un omicidio. Che vi debbo dire. Sia mio marito che queste persone che vi ho citato sono camorristi. Nel corso degli anni ho frequentato Franzese Antonio e la moglie Anna con la quale si è creato uno stretto rapporto cli amicizia. Allorchè mio marito era libero e qualche volta anche da latitante abbiamo avuto incontri conviviali sia con Antonio che con Anna presso la loro abitazione di Casoria di cui non ricordo la via. Durante le latitanze cli mio marito alcune volte Anna, dopo che io avevo incontrato Marcello mi riportava a casa da Casoria a Nola. Anna era a conoscenza della circostanza che io facevo incontri con mio marito latitante. Che io mi ricordi lei non mi ha mai portato da mio marito latitante. Marcello alcune volte è stato latitante dalle parti di Casoria… Luongo Anna mi telefonò allorchè, per come mi ricordo, io ero a Nola fuoriuscita dal programma di protezione ma in procinto cli trasferirmi a Prato per stare con mio fratello, per non rimanere a Nola. Credo fòsse il settembre 2011 e prima che andassimo a Prato dove i ragazzi hanno frequentato la scuola alberghiera. Marcello all’epoca era ancora sotto protezione ed era ai domiciliari. Anna mi disse per telefono che dovevamo vederci di persona e ci incontrammo per strada a Nola: eravamo solo noi due, mi chiese prima cosa fosse successo con Marcello, perché aveva deciso di collaborare, io dissi che era stata una sua decisione improvvisa di cui io non sapevo nulla. Aggiunsi che ero tornata a Nola con la famiglia perché i miei figli non volevano più stare sotto protezione. Non dissi a lei che quelle cose erano successe soprattutto per colpa di mio figlio Paolino a sua volta manovrato da mio cognato Di Domenico Ciro. Mentre facevamo questi discorsi Anna mi disse “perché non lo convinci a tornare indietro, vi offrono 800.000 euro e così poi dopo andate via tutti insieme a vivere lontano tutti insieme”. Aggiunse che i soldi venivano “dai  Moccia “senza specificare chi in particolare.Io d’altronde non conosco questi signori anche se mio marito parlava spesso di Moccia Luigi che alcune volte da libero diceva di andare a incontrare.
Anna specificò che i soldi sarebbero stati dati una parte subito e ima parte in seguito, per avere la garanzia che effettivamente lui avesse continuato a non collaborare. Anna Luongo ed il marito Franzese Antonio certamente non avevano la disponibilità di 800.000 euro. Io risposi che ne avrei dovuto parlare con Marcello. Nel mio ricordo chiamai Marcello che era ai domiciliari per dirgli che avrei dovuto riferirgli una cosa delicata senza chiaramente dirlo per telefono. A questo punto non ricordo se la successiva conversazione con Marcello sia avvenuta a Prato dove ci trasfèrimmo in quel periodo oppure in carcere allorchè Marcello fu nuovamente arrestato. In ogni caso la risposta di Marcello fu, secca, senza pensarci, che non ne voleva sapere nulla in modo assoluto. Non riesco a ricordare quando è avvenuta questa conversazione anche perchè quel periodo fu terribile come lei ben sa per aver seguito le vicende della collaborazione di mio marito, poichè avevo la guerra in casa con i miei fìgli che non volevano sapere nulla di mio marito ed io che invece volevo seguire le sorti di mio marito. Fatto sta che ancora oggi a distanza di quasi 5 anni io sono sotto protezione e miei figli sono rimasti a Nola… Io non ho preso alcun soldo di quelli offerti da Luongo Anna. Io sono rimasta a Prato fino a gennaio 2012 e poi sono ritornata a Nola a casa mia con la famiglia. Non ricordo quando esattamente, a cavallo tra la mia permanenza a Prato e di ritorno a Nola, io per telefono dissi ad Anna che mio marito non voleva sapere niente di quella situazione, alludendo all’offerta dei soldi, lei comprese e ne prese atto. Io sono ritornata sotto protezione nell’agosto del 2013. Nel periodo antecedente non ho avuto più offerte analoghe da parte di alcuno.
Luongo Anna non è assolutamente una camorrista per come la conosco e non ha nulla a che fare con le cose del marito e pertanto, quando mi ha detto quella cosa, per forza lei operava da marito che invece è un appartenente del clan Moccia al pari del fratello e di mio marito Sono sicura che l’offerta di Luongo Anna mi è stata fatta nel settembre del 2011 mentre non sono sicura di quando l’ho comunicato a Marcello. Quando Marcello venne a Prato e poi fu arrestato la situazione era terribile ed io avevo chiesto il suo intervento per parlare con i nostri figli che non volevano stare a Prato e volevano tornare a Nola, ed io avevo paura e pretendevo che parlassero con lui. Preciso che Paolino era a Nola e c’erano Arturo e Giuseppina a Prato. Non so pertanto se parlammo dell’offerta dei soldi in quel frangente,oppure dopo in carcere”.

Antonio Esposito

11. continua

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