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Camorra a Pianura, il boss ‘confessa’ l’omicidio di Giggino o’ musichiere

Hanno confessato l’omicidio e chiedono anche lo sconto di pena e per questo che hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato. E’ il processo per la sanguinaria faida di Pianura tra i clan accomunati da una parentela ovvero i Pesce-Marfella da una parte e i Mele dall’altra. L’omicidio è quello di Luigi Aversano, detto Luigi o’ musichiere avvenuto il 7 agosto del 2013. A processo ci sono i vertici e affiliati delle due fazioni criminali in lotta. E nel corso del processo Salvatore Marfella, figlio del boss Giuseppe, e l’altro ras Giuseppe Foglia, hanno preso la parola per comunicare: “Si ammettiamo, siamo stati noi a compiere l’omicidio Aversano”. Poche parole che nelle loro intenzioni dovrebbe servire ad evitare l’ergastolo. Contro di loro pesanti accuse come macigni di una serie di pentiti. L’omicidio fu ascoltato in diretta dalla polizia perché nell’auto del boss Pasquale Pesce e’ bianchina diventato pentito da un anno era stata piazzata una cimice. A raccontare nel dettagli la fase esecutiva dell’agguato ci aveva pensato due anni fa il pentito Diego Basso (poi suicida in carcere)

I mandanti furono i reggenti del clan  dell’epoca ovvero Pasquale Pesce detto “Pasquale e’ Bianchina” e Salvatore Marfella, quest’ultimo fu anche uno dei due killer che fecero fuoco contro la vittima. L’altro è stato Giuseppe Foglia, mentre il pentito Diego Basso era colui che guidava l’auto con a bordo i killer che investì la moto, una Piaggio Beverly, sulla quale viaggiava Aversano. La vittima designata una volta a terra fu finita a colpi di arma da fuoco da Salvatore Marfella e Giuseppe Foglia mentre Lorenzo Carillo, Salvatore Schiano e Antonio Campagna detto Sasà furono quelli che organizzarono logistamente l’omicidio, recuperarono le armi e poi incendiarono l’auto utilizzata dal commando di morte. Subito dopo l’omicidio i carabinieri cercarono sia Salvatore Marfella sia Giuseppe Foglia, ma non furono trovati. La svolta alle indagini è arrivata nel luglio del 2016 con il pentimento di Diego Basso che era tornato in carcere da qualche mese per una condanna definitiva per l’omicidio di Francesco esposito ucciso 15 anni fa.

Aveva raccontato il pentito deceduto Diego Basso: “Ho partecipato, in concorso con altre persone, agli omicidi di Aversano Luigi… omissis … l’omicidio è avvenuto un pomeriggio del 2013, in estate. Luigi aversano era un afftliato del clan Mele, che era in contrasto con il clan Pesce-Marfella del quale io facevo parte…era chiamato o’ Musichiere e fu ucciso esclusivamente a causa della sua appartenenza al clan contrapposto al nostro. La decisione dell’omicidio fu assunta da Pasquale Pesce che all’epoca era il capo del clan cui appartenevo. Tutto fu organizzato presso la abitazione della madre di Pesce, alla via Evangelista Torricelli edificio 1 scala a, dove peraltro c’era anche una piazza di spaccio operativa 24 ore al giorno, riferibile ai Pesce che abita nello stabile di fronte, in una casa che ha fittato da una tale Tatina vedova di Scagliola Giovanni, alla scala C…questo appartamento della madre di Pesce era una sorta di base operativa perchè c’era un sistema di sorveglianza composto da 5 telecamere. Già il giorno prima avevamo fatto una ronda presso i luoghi che Aversano frequentava in particolare tra via Napoli e Via Padula. Fummo incaricati io, Salvatore Marfella e Giuseppe Foglia di cercare uno dei nostri obiettivi che erano lo stesso Aversano, i fratelli Mele, Raffaele Dello Iacolo detto Toc Toc  che era titolare di una piazza di spaccio a via Napoli e che appoggiava i Mele e dava ospitalità ai loro affiliati presso la propria piazza di spaccio dove pure c’era un sistema di sorveglianza video. Per queste battute usavamo delle macchine preparate da un meccanico di nome Luigi Spina, il quale, su incarico di  Pasquale Pesce, apponeva delle pellicole che scurivano i vetri posteriori e ci procurava anche i guanti. Il mio ruolo era quello di guidare la macchina. Nella occasione dell’omicidio vevamo una Yaris di colore scuro. Fu usata una 38, una 45 automatica e avevamo anche una calibro 9 che però non sparò. Le armi ci furono consegnate da Pasquale Pesce a casa di sua madre. Io indossavo una parrucca bionda con un berretto, gli altri indossavano delle felpe nere con il cappuccio che si chiudeva con la cerniera, procurate da Antonio Senese che non so se sapesse l’uso cui erano destinate… Il programma era che, dopo l’omicidio, io che non avrei sparato sarei tornato a casa anche perchè ero sottoposto alla sorveglianza.Gli altri dovevano andare a una villa di Ischitella affittata dai Pesce. Avevamo concordato un punto di recupero sulla strada, delle montagne di Pianura, verso Marano, nei pressi della scuola di mia figlia dove dovevamo trovare  Lorenzo Carillo, Salvatore Schiano e Antonio Campagna che, su incarico di Pasquale Pesce,uno di loro doveva portare me a casa, gli altri dovevano accompagnare i due esecutori alla villa di Ischitella. Il primo giorno, non avendo trovato alcun obiettivo, noi tornammo alla casa della madre di Pasquale Pesce, il quale telefonò a quelli che ci aspettavano al punto di recupero e li fece rientrare. Il giorno seguente ci imbattemmo in luigi Aversano che era in via Padula a in sella a una Beverly 500. Noi stavamo rientrando perchè eravamo in giro da circa un’ora. Io avevo la pistola calibro 9 che come ho detto non ha sparato. Quando abbiamo visto Aversano lui veniva verso di noi  mentre procedevamo in direzione di Pianura. Io l’ho speronato e lui è sbattuto contro il marciapiedi ed alcuni paletti. A quel punto Marfella ha aperto il finestrino e ha sparato alcuni colpi contro Aversano che era a terra. Io ho raddrizzato la macchina per scappare e sia Maarfella che Foglia sono scesi dalla macchina sparando entrambi contro Aversano che si stava allontanando a piedi. Marfella aveva preso anche la calibro nove che avevo io ma non l’ha utilizzata anche perché Foglia lo ha fermato, dicendo che Aversano era oramai morto … omissis … Marfella ha utilizzato la 38, cinque o sei colpi che ha scaricato, che era un revolver, e Foglia la calibro 45 automatica. .. non ricordo quanti colpi abbia sparato Foglia”.

(nella foto il luogo dell’omicidio e nei riquadri da sinistra la vittima Luigi Aversano, il pentito suicida Diego Basso, il boss pentito Pasquale Pesce e’ bianchina, i killer Salvatore Marfella e Giuseppe Foglia e i due fiancheggiatori Lorenzo Carillo e Salvatore Schiano)