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Uccise il boss rivale: 16 anni di carcere a Eduardo Contini

Uccise il boss rivale che ostacolava la sua ascesa: condannato a 16 anni di carcere il boss Eduardo Contini ‘o romano, fondatore dell’Alleanza di Secondigliano e con lui anche Giuseppe Lo Russo, unico dei fratelli dei “Capitoni” di Miano a non essersi pentito. La Seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli li ha infatti condannati per l’omicidio di Gaetano Ruffa riducendo quasi della metà la pena incassata al termine del primo grado. L’omicidio Ruffa risale al lontano 22 ottobre 1983. Sullo sfondo c’era all’epoca la sanguinosa faida tra la Nco di Cutolo e il cartel-lo della Nuova Famiglia, che era nata proprio per massacrare in ogni parte d’Italia i fedelissimi di “’o professore”.

Gaetano Ruffa, infatti, ritenuto un esponente della Nco venne freddato a piazza Carlo III: uno dei tanti ‘Cold Case’ di camorra che per tre decenni è rimasto irrisolto. La svolta è arrivata solo pochi anni fa grazie alle dichiarazioni rese dal pentito Ettore Sabatino e, in seguito, da Giuseppe Misso, Salvatore Lo Russo e Salvatore Torino. L’inchiesta condotta dalla Procura antimafia ha così permesso di accertare, che furono proprio Contini e Lo Russo a ordinare l’omicidio. Il boss del Vasto fu anche l’esecutore materiale del delitto I due boss erano stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare il 22 ottobre 2015. Edoardo Contini all’epoca dei fatti aveva 28 anni ma era già noto negli ambienti della malavita napoletana come ’o romano mentre Peppe Lo Russo,  all’epoca 29enne, era già ben più affermato rispetto a Contini. La vittima, 32 anni, era un esponente dei cutoliani e comandava nella zona di San Giovanniello, rione alle spalle dell’Arenaccia, quartiere che sarebbe poi diventato l’inespugnabile roccaforte del clan Contini. Il cutoliano Gaetano Ruffa rappresentava un ostacolo all’ascesa criminale di Contini e per questo venne eliminato. In primo grado nel processo che si era svolto con il rito abbreviato, nonostante sia Contini sia Lo Russo avessero ammesso le loro resposanbilità non si risparmiarono la pesantissima condanna a trent’anni di reclusione. Ma ieri, innanzi ai giudici della Seconda sezione della Corte d’assise d’appello, è arrivato l’inatteso colpo di scena. Il collegio ha infatti deciso di accogliere le istanze avanzate dai difensori dei due imputati: Antonio Abet, Giuseppe Perfetto e Mauro Valentino per Giuseppe Lo Russo; e Raffaele Chiummariello e Paolo Trofino per Edoardo Contini. Con la concessione delle attenuanti generiche i vecchi “padrini” della camorra napoletana sono infatti riusciti a ottenere una più che consistente riduzione di pena.