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Il pentito: “Nicola a’ cantina era il chimico del boss Casillo, faceva ‘magie’ con la droga”. I VERBALI

Nella Scampia della zona Vesuviana ovvero il Piano Napoli di Boscoreale il clan Casillo aveva a disposizione un chimico che faceva “magie” con la droga. Lo ha raccontato il neo pentito Luigi Parascandalo. le sue dichiarazioni sono contenute nelle 218 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Claudia Pacciotti e che due settimane fa ha portato in carcere il boss Natale Scarpa ‘o chiattone a altri nove affiliati tra cui il cognato accusati di traffico internazionale di droga. Davanti alla pm Ivana Fulco della Dda di Napoli in una sua recente deposizione datata 27 giugno 2017 il neo collaboratore di giustizia spiega: “..foto n. 10 è un tale conosciuto con il soprannome “Nicola ‘a Cantina”, che aveva un negozio di alimentari in via Passanti. Ha fatto parte, per cinque/sei anni, tra il 2000/2001 e il 2004/2005, del gruppo Padovani/Casillo con mansioni di “chimico”,
occupandosi di “squagliare” la cocaina per trasformarva in “crack”. Perfezionava queste operazioni nella sua villa, dove si tenevano anche riunioni tra i Casillo, i Padovani e i Manzo, e veniva utilizzata anche per incontri occasionati con donne, da noi del gruppo criminale. Era stipendiato settimanalmente da Casillo, mi pare con 400 o 500 euro, e inoltre veniva anche ricompensato con “pietre” di “crack”, di cui era un accanito consumatore. Era un “chimico” eccezionale, tanto che interveniva in ogni luogo, come pure a casa di mia madre Ascolese Luisa, dove appunto si procedeva a “squagliare” la cocaina. Era talmente bravo che una volta, in presenza di due chili di cocaina di cattiva qualità, egli convinse Casillo Francesco a fare una “mmesca “, un ‘unica fusione, con quella droga e altri tre chili di cocaina del tipo “sfuoglio” che Casillo mise a disposizione. In un primo momento Casillo si mostrò riluttante, perché temeva di “perdere” tutti i cinque chili di cocaina, invece l ‘operazione andò a buon fine e “Nicola ‘a Cantina” riuscì ad ottenere quattro chili e mezzo di ottimo “crack”. Quella fu l ‘unica volta che venne “squagliato” un quantitativo
così ingente di cocaina, mentre normalmente procedevamo con quantità da mezzo chilo, al massimo un chilo. “Nicola ‘a Cantina” venne poi allontanato dal gruppo “Casillo/Padovani” perché, per il suo accanito vizio di consumare il “crack”, che egli stesso confezionava, era solito “rubare” la droga. Dallo “squaglio” di un chilo di cocaina, si ottenevano in media 9001940 grammi di crack. Sotto queste percentuali, il “crack” non era ritenuto di buona qualità. Oltre a questo “Nicola ‘a Cantina”, che fu il primo “chimico” dell’organizzazione, .siono fatti carico di questa specifica mansione anche Casillo Aniello, Casillo Domenico, Casillo Michelangelo, Albano Matteo, Albano Domenico, Mainenti Mario, Volpe Vincenzo, Zaino Giuseppe e Scarpa Natale, detto “‘o chiattone”, che”squagliava” a casa sua, a Terzigno, in un luogo che saprei indicare e condurvi”.

Antonio Esposito

3. continua

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(nella foto il boss Franco Casillo a’ vurzella)