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Il pentito: ‘Il finanziere corrotto voleva il 30% del carico di droga’

Il boss della zona vesuviana Natale Scarpa o’ chiattone faceva arriva fiumi di droga in Italia grazie alla complicità di un finanziere corrotta che lavorava al porto di Gioia Tauro. Lo ha svelato alla Dda di Napoli, il pentito della camorra di Fuorigrotta, Gianluca Amirante. Il trafficante dalla doppia identità arrestato nel marzo 2014 (quando fu preso a Fuorigrotta, all’interno di un’agenzia immobiliare in via Sebastiano Veniero, dove c’era la moglie, il latitante aveva con se due documenti d’identità relativi a due persone diverse ma con la fotografia di Amirante – 2 carte d’identità, 2 tessere sanitarie e una patente) dopo essere sfuggito al maxi blitz dell’anno precedente con 42 ordinanze di custodia cautelare che coinvolse 5 clan della camorra: i Lo Russo “Capitoni” di Miano, i Castaldo di Caivano, i Gallo Cavalieri di Torre Annunziata), gli Annunziata di Boscoreale e i Pecoraro attivi tra Salerno e Battipaglia Due mesi dopo il suo arresto Amirante era già pentito e in un verbale datato 22 maggio 2014 racconta all’antimafia il retroscena del finanziere corrotto: “E’ Scarpa Natale, detto “Natalino “, di Terzigno. Ha acquistato molte volte droga da me, cocaina, nel 2007, nell ‘ordine dei 3/5 chili. Mi risulta, perché fu proprio Scarpa a raccontarci questa circostanza, che aveva subito una “perdita” di cocaina che venne rinvenuta in un carico di gamberoni, al porto di Salerno (fu la Guardia di Finanza a sequestrare 20 chili e 700 grammi di cocaina occultati nel vano motore di un container reefer proveniente dall’Ecuador ndr) “Natalino” Scarpa era in società, nel narcotraffico, con un tale “Gennaro. Nel 2007, io, che già conoscevo Fiorente Pasquale e le sue notevoli “potenzialità” di narco-trafficante, parlai con Scarpa Natale e gli chiesi se conosceva persone che potevano agevolarci nel! ‘introduzione di stupefacente in Italia, in previsione di “affari” che vedevano coinvolto, come importatore, proprio Fiorente, di cui però non feci mai il nome a Scarpa Natale. Scarpa mi disse che conosceva un finanziere al porto di Gioia Tauro, in Calabria, che poteva aiutarci. Proprio con Scarpa, a seguito di questi discorsi, io mi recai a Gioia Tauro. Qui incontrammo quest’uomo, che parlava con un accento calabrese ed aveva circa 40-45 anni. L’uomo non era in divisa e lo incontrammo in una stradina sferrata. vicino al porto di Gioia Tauro .. Fu “Natalino” che prese appuntamento con quest’uomo, tramite contatti telefonici, e così mi condusse all’incontro. Gli riferimmo delle nostre intenzioni e lui ci disse che ci avrebbe aiutato in cambio del 30% della droga che avremmo importato. Questa richiesta venne in seguito riportata a Pasquale Fiorente che, però, la rifiutò. Non ricordo se fui  oppure mio fratello Luigi Amirante anch’egli pentito ndr), a cui io raccontai l’accaduto al rientro, a riferire la richiesta fattaci dal finanziere a Fiorente. L ‘interesse mio e di mio fratello a reperire “canali” che consentissero l ‘introduzione dello stupefacente trafficato da Fiorente in Italia, anche mediante l ‘intervento di “Natalino” Scarpa, era rinvenibile nella possibilità di realizzare comunque un compenso per la nostra “opera”.

Antonio Esposito
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(nella foto: da sinistra il pentito Gianluca Amirante e il boss Natale Scarpa ‘o chiattone)