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Il clan Grimaldi dietro l’omicidio Di Giovanni, ex calciatore del Napoli Primavera

Il clan Grimaldi di Soccavo come l’Araba Fenice risorge dalle ceneri e ora l’ombra del boss Ciro Grimaldi ‘ o settirò che aleggia su Soccavo e dintorni. Gli investigatori, dopo il blitz dei giorni scorsi con l’arresto di Pasquale Vigilia reggente del clan e dei suoi 5 fedelissimi ora hanno maggiori elementi per fare chiarezza su alcuni fatti di sangue avvenuti lo scorso anno. E in particolare  l’omicidio del giovane calciatore Renato Di Giovanni , cresciuto nel Napoli e l’agguato di due anni fa a Luigi Testa, uno dei fermati dalla polizia nel blitz di due giorni fa. In entrambi i casi, sostengono gli investigatori, non ci sarebbe lo zampino dei Sorianiello come si credeva inizialmente ma quello del mai scomparso clan Grimaldi. In particolare nel terribile agguato del 27 gennaio 2017 in via Epomeo, dove il calciatore dilettante fu ucciso come un boss sol perché aveva amicizie tra i Vigilia, e in particolare con Raffaele detto “Lello”, ma non era un affiliato. I retroscena dell’omicidio di Renato Di Giovanni, secondo gli ultimi sviluppi investigativi, starebbero in un episodio del giorno prima. Quando sarebbero state picchiate due donne sempre invia dell’Epomeo per una vicenda collegata all’occupazione di un alloggio popolare, in qualche maniera legata ai Grimaldi, e da ciò sarebbe scaturita la vendetta contro il giovane. Lui non c’entrava niente con quell’aggressione, ma essendo Renato legato al clan Vigilia, sarebbe scattata la vendetta: il messaggio da fare arrivare al boss firmato, non dal clan Sorianello come si era pensato in un primo momento per questioni legate alla gestione delle piazze di spaccio, ma bensì dai reduci del clan Grimaldi che abitano ancora nella zona dove è avvenuto l’omicidio. Questo perché Renato Di Giovanni non era un obiettivo scelto a caso: la vittima infatti frequentava Raffaele Vigilia detto “Lello”, figlio di Alfredo ‘ o nir.  Gli investigatori hanno accertato che l’ex calciatore degli allievi del Napoli in quel momento non era solo. Qualcuno sarebbe stato visto fuggire mentre era in corso la sparatoria e non è sicuro che si trattasse di un passante.Dalle immagini di una telecamera privata posta nei pressi del luogo della sparatoria si è accertato che i componenti del commando (erano in quattro) entrato in azione nei pressi della chiesa Santa Maria di Montevergine indossavano i caschi, circostanza che farebbe pensare a gente del luogo.

Dato per finito già due volte, il clan Grimaldi è considerato ancora attivo dagli investigatori sia della polizia che dei carabinieri. Che anzi lo ritengono sempre pericoloso nonostante la lunga detenzione dello storico boss Ciro detto “Settirò”. Nessuna crisi quindi è sfociata nella dissoluzione del gruppo di “mala”. La prima fu provocata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, primi a scardinare un potere quasi assoluto della cosca a Soccavo. Il battistrada fu Giuseppe Contino, “Peppe ’a masseria” di Pianura, l’ex ras imparentato con l’irriducibile padrino Ciro Grimaldi. Gli altri collaboratori di giustizia erano Mario Ciotola e Giovanni Di Costanzo. Giuseppe Contino ha ricostruito scenari malavitosi, facendo luce su diversi omicidi riconducibili a più di una faida: quella tra gli uomini di “Peppe ’a masseria” e i Lago, ma anche e soprattutto quella tra la Nuova Mafia Flegrea (composta dai Contino- Grimaldi, i Sorprendente e i Sorrentino) e il clan D’Ausilio (secondo gli inquirenti legati all’Alleanza di Secondigliano, ma secondo il presunto boss Domenico detto “Mimì ’o sfregiato” è soltanto una teoria degli inquirenti non sancita da condanne definitive, sia per l’esistenza del clan a suo nome che per i legami con altre cosche). Tra i pentiti del clan Grimaldi è stato importante per la giustizia anche Mario Ciotola, al quale per vendetta ammazzarono i genitori. L’ex “picciotto” è stato sempre circostanziato nel raccontare le malefatte del gruppo capeggiato da Ciro “Settirò”. “Fino all’epoca del mio arresto mi risulta direttamente che nella zona flegrea si era creata un’alleanza tra Contino, Grimaldi, Paolo Sorprendente e Tonino Lemon, che aveva ereditato la sfera d’influenza di Tonino Cerasella quando questi era espatriato. La ragione principale di quest’alleanza stava nell’intenzione di poter controllare i lavori per la zona di Bagnoli, sottoponendo a estorsione le imprese che vi avrebberolavorato. In definitiva il disegno era quello di eliminare il clan contrapposti e di gestire, nei mesi successivi, la riconversione di Bagnoli senza conflitti e in modo da guadagnare tutti”.