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Camorra, Natale Scarpa: il boss 3.0 utilizzava gli smartphone antispia


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Telefoni modificati e con il sistema a chiuso a prova di intercettazioni e di sequestro. Natale Scarpa non badava a spese perché in caso di sequestro i dati potevano essere cancellati anche da remoto.  Era un trafficante 3.0 Natale Scarpa ‘o chiattone, il ras della cocaina di qualità arrestato tre giorni fa insieme con il cognato Giovanni Chirico e altri sette tra cui insospettabili. Il nuovo reggente del clan Gallo-Cavalieri che aveva spostato il suo quartiere generale da Torre Annunziata a Terzigno sapeva di essere finito nel mirino della Dda di Napoli. E aveva preso tutte le precauzioni per evitare i controlli.Natale Scarpa si sentiva osser­vato, seguito, ascoltato. Sapeva che i finanzieri  lo stavano controllando. Aveva paura di essere intercettato: aveva acquistato dal sud Ame­rica almeno venti cellulari, gli smartphone anti-spia che inviano messaggi che veniva­no letti solo dal destinatario e dal mittente, una tecnologia costata circa tremila euro per ogni telefono. Ma non era l’unica precauzio­ne che Scarpa aveva preso. Aveva infatti a libro paga dei  professionisti del settore infor­matico capaci di fiutare cimici anche a distanza. Scarpa li pagava per bonificare i locali, le autovetture utilizzate per l’autonoleggio e i locali della  Pluriservice di San Giuseppe Vesuviano dove venivano organizzati i summit per orga­nizzare le trasferte in Olanda e acquistare i carichi di cocaina.Il narcos di Torre Annunziata. Nel corso delle indagini ne sono state trovate una decina dai tecnici del boss. Gli smartphone acquistati in Sud America venivano utiliz­zati solo ed esclusivamente da Scarpa per creare un ponte con i trafficanti olandesi: un mes­saggio con l’ordine, la quantità del carico, poche informazioni per poi organizzarsi all’arrivo della merce.

Non a caso gli accordi sull’asse Terzigno-Amsterdam avvenivano attraverso un telefono pubblico. A rispondere, dall’altra parte della cornetta, un tale “Pequeno”,il nome d’arte del narcotraffi­cante che avrebbe rifornito la holding della droga guidata da Natale Scarpa. E’ uno dei retroscena che emergono dalle pagine dell’inchiesta messa in piedi dalia guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. “Pequeno” è il nome che si ripete, con insistenza, nelle numerose intercettazioni telefoniche che vedono protagonista il presunto ras dei Gallo-Cavalieri. Per la Dda era proprio “Pequeno” il “canale” di approvvigiona­mento della droga usato da Scarpa per importare fiumi di cocaina da rivendere ai clan di Napoli e provincia. Con “Pequeno” (la cui reale identità è ancora un mistero per gli inquirenti ma potrebbe essere uno dei narcotrafficanti della Repubblica Domenicana che avevano deciso di stabilirsi ad Amsterdam per curare i rapporti dei narcos Sudamericani con le organizzazioni criminali europee) avrebbero avuto contatti anche Raffaele e Giuseppe Chirico. Erano loro a trasportare i carichi dall’Olanda usando auto no­leggiate e semplici trolley.Nel maggio del 2018 la polizia olandese sequestrò ben 40 chilogrammi di cocaina destinata al gruppo Scarpa. Diverse intercettazioni dimostrano i numerosi viaggi verso l’Olanda del ras dello spaccio. Viaggi per rafforzare i rapporti con i fornitori sudamericani e inondare di droga le piazze di spaccio della provincia di Napoli.


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