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Camorra, il pentito: ‘Raffaele Amato in Spagna portò 4, 8 milioni in contanti e comprò un camion carico di cocaina’

Continua il racconto degli inediti verbali del pentito del clan Amato Pagano, Carmine Cerrato detto Taekwondò, cognato del boss Cesare Pagano sul traffico di droga della cosca di Scissionisti stabilitasi a Melito e Mugnano. Ecco il suo racconto in un verbale inedito:
“Ho svolto sia attività di trafficante internazionale di stupefacenti, in una sola, occasione tra il gennaio 2004 e l’ottobre del 2004, accompagnai a Valencia il cafone, ossia Pompilio Antonio, presente anche Carmine Dario detto il mellone. I predetti contattarono un trafficante e acquistarono 70-80 kg di cocaina, che poi venne confezionato in buste sottovuoto, il carico fu affidato a un corriere, tale Enzo di Napoli, che saprei riconoscere, che pero’ vive a Sitges, una località a 30 Km. da Barcellona. Tale Enzo trasportò lo stupefacente, non so fino a dove, con un’autovettura con il cosiddetto sistema. Io non ho avuto rapporti diretti con il trafficante perché sono rimasto in albergo. Né ho avuto rapporti diretti con Enzo, in quella occasione, ma il cafone e il mellone mi dissero che il corriere era lui. Io, Enzo, già lo conoscevo, mi era stato presentato da Carmine Dario in precedenza a Sitges. In una seconda occasione, nel febbraio del 2005, io ero latitante, ho preso parte ad un’operazione di traffico internazionale di stupefacenti. In quell’occasione Amato Raffaele senior mi disse di sorvegliare un’abitazione a Sitges perché doveva arrivare del danaro che serviva per pagare un carico di cocaina. Come lei mi chiede Raffaele AMATO mi disse espressamente che si trattava di un carico di cocaina. Io, quindi, mi allocai in questo appartamento in attesa; effettivamente arrivarono Raffaele AMATO e Carmine Dario, quest’appartamento saprei indicamelo andando sul posto, i quali portarono due scatole contenenti denaro contante pari a 4 milioni e ottocento mila euro, contati davanti a me, preciso che anch’io diedi una mano a contarli. Ricordo che li contavamo a mazzetti, perché erano già divisi per pacchetti. Il giorno dopo, giunse un uomo spagnolo, che per quanto io sappia per la paranza di Chiaromonte, non sono certo di quest’ultimo nome, ma preciso di essere in grado sia di riconoscere lo spagnolo che questo capoparanza si chiami o meno Chiaromonte. Era un trafficante intemazionale di droga. Lo spagnolo venne con una gip o meglio un fuoristrada tipo un Q7 che aveva un sistema sotto i sediolini, ricordo che il sistema partiva dal cofano per andare avanti fino al sedile di guida, si apriva con delle cordicelle che azionavano degli scomparti come se fossero dei cassetti. Carmine Dario mi disse di andare nel garage e portare i soldi. Io lo feci e lo spagnolo li sistemo’ nel sistema e andò’ via. A quel punto ritornai a Barcellona a casa mia, accompagnato da Carmine Dario. La sera mi chiamo’ Raffaele AMATO per farmi ritornare a Sitges, nello stesso appartamento, io ci andai e su disposizione di AMATO Raffaele rimasi di guardia all’appartamento. I mobili della cucina erano pieni di panetti di cocaina. Carmine Dario mi disse che erano 200 kg di cocaina. La mattina dopo ritornai a Barcellona e non so come lo stupefacente sia stato trasportato. Non ho partecipato a nessun altra ordinazione del genere. Voglio precisare, mi viene ora in mente, mi sono confuso, che il giorno seguente a quello in cui tornai a Barcellona dopo aver fatto la sorveglianza alla cocaina, che Raffaele AMATO mi chiamo’ e mi porto’ in un paese vicino Barcellona, dove c’era un capannone e al suo interno vi era Carmine Dario che provvedeva a caricare un camion con la cocaina. Il camion era caricato con blocchi di alluminio e aveva il sistema all’interno di questi blocchi. Non ricordo se era presente Lelluccio il parente di cui ora non ricordo il cognome, ma di nome fa Raffaele, ma sono certo che il camion l’ha messo a disposizione lui, questo perchè me lo ha detto Raffaele AMATO, come mi ha detto anche che in Spagna ed anche in Olanda Lelluccio lavorava con i camion per il trasporto di droga. Non conosco il nome delle ditte”.

Antonio Esposito

5.continua

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