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Camorra a Pianura, Orefice pagava il pizzo al clan Pesce-Marfella prima che gli sparassero contro

Fabio Orefice, arrestato l’altro giorno a Giugliano era stato per un periodo gestore di una piazza di spaccio per conto del clan Pesce Marfella di Pianura  e pagava una quota settimanale di 500 euro di pizzo allo stesso clan  nonostante l’affare era gestito al 50%, prima di subire gli attentati e poi entrare in contrasto con loro. Lo ha raccontato agli investigatori  Rosaria Bellofiore, figlia del boss “Tonino 38″ e compagna dello stesso Fabio Orefice. In un verbale davanti alla Dda datato 25 febbraio 2015  la donna rdescriveva il sistema con cui il clan Pesce-Marfella gestiva lo spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio di Pianura, indicando nel marito uno di coloro che avevano gestito, per un determinato lasso di tempo, una piazza di droga per conto del predetto sodalizio, previo versamento allo stesso di una quota settimanale di euro 500,00. Così la Bellofiore:
Domanda: qual è il motivo per cui vi siete allontanati dal quartiere Pianura?

Risposta: In effetti il nostro allontanamento è dovuto principalmente all’agguato subito da Fabio il 16 ottobre dell’anno scorso quando alcune persone lo ferirono fuorì dalla nostra abitazione di Via Luigi Santa Maria a Pianura: ricordo che mi trovavo all ‘interno della nostra abitazione ed all’improvviso udii una serie di spari e subito dopo Fabio entrò dentro casa ferito alla spalla ed all’altezza dei muscoli lombari. Dopo qualche giorno Fabio pubblicò sul suo profilo Facebook una serie di foto che lo ritraevano a dorso nudo con le medicazioni applicate a seguito delle ferite procurategli dall ‘attentato, ed in calce alle foto si espresse con delle frasi di minacce che furono implicitamente rivolte a coloro i quali lo spararono, ovvero appartenenti al clan Marfella ~ Pesce verso i quali chiaramente nutriva un sentimento di rabbia e di vendetta. A seguito di questa sua pubblicazione. il giorno 22 ottobre successivo quindi dopo sei giorni dal primo attentato. furono esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della porta della nostra abitazione di Via Luigi Santamaria a Pianura. Dopo quest’episodio Fabio cominciò a non farsi vedere nel quartiere rimanendo chiuso in casa per poi allontanarsi definitivamente andando a vivere un poco dove capitava, fino a quando nel mese di novembre flttò una mansarda alla via Rose Rosse in Giugliano dove si trasferì, mentre io rimasi in Via Luigi Santamaria a Pianura,· la scelta di andare via di casa fu dettata chiaramente dalla consapevolezza di essere in pericolo di vita nel pieno convincimento di essere un obiettivo da eliminare da parte dei suoi avversari.
Il pm le chiede: lei ha affèrmato che gli autori dell’attentato nei confronti del suo convivente Fabio Orefice erano stati da lui ricondotti ad appartenenti al clan Marfella- Pesce, in che maniera è a conoscenza di tale particolare?
E la donna risponde: premesso che lo stesso giorno in cui è si è verificato l ‘attentato, uscì una sentenza di assoluzione nei confronti di mio padre Belloflore Antonio il quale era stato imputato in un processo di omicidio in pregiudizio di Pesce Carmine, il mio convivente, in precedenza, era dedito ad alcune attività illecite nel quartiere Pianura … omissis … Riprendendo il discorso, Fabio gestiva una piazza di spaccio nel quartiere Pianura e versava circa 500 euro a settimana al clan Marfella. tutto è filato liscio fino al giorno in cui è stato sparato e da allora è iniziata la conflittualità con costoro …. omissis …”

Scrive il gip Tommaso Parrella nelle 312 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che nel marzo del 2017 hanno colpito 34 tra boss e gregari dei clan Pesce-Marfella e Mele in lotta tra di loro: ” Un formidabile riscontro individualizzante alla narrazione della donna si ricavava da una pregressa conversazione ambientale intercettata il 16.6.2014 all’interno dell’autovettura in uso a Pesce Pasquale. Nel corso del predetto dialogo veniva infatti registrato il preciso momento preciso nel quale Marfella Salvatore e Foglia Giuseppe avvicinavano Orefice Fabio per offrirgli la gestione di una piazza di “erba”, con l’impegno da parte loro di procuragli “il ragazzo” addetto alla vendita al dettaglio, e la proposta di divisione degli utili al 50% (“facciamo cinquanta e cinquanta io e te”)”. Poi invece ci fu la rottura e i due attentati contro Orefice e la voglia di vendetta non consumata dallo stesso.