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Camorra, le donne boss: da Rosetta Cutolo a Beatrice Zagaria

 

Le donne ai vertici di camorra non sono una novita’. Diversamente dalla mafia, i clan napoletani hanno sempre riservato un posto di vertice alla componente femminile della famiglia, ma il loro ruolo e’ cambiato nel tempo. Lo indicano non solo i racconti dei pentiti ma soprattutto i reati contestati in occasione di arresti di molte di loro. Cosi’, se Rosetta Cutolo era consigliera e postino degli ordini del boss Raffaele dal carcere, un contributo molto piu’ consistente all’interno dell’organizzazione lo ha portato Anna Mazza, conosciuta come vedova nera, moglie del capo clan di Afragola Gennaro Moccia poi deceduto, uno dei gruppi militarmente piu’ potenti del napoletano.
La donna ha governato anche i gruppi di fuoco della cosca, e incrementato le estorsioni e le attivita’ della famiglia, inventandosi persino la dissociazione, una sorta di pentimento a meta’ perche’ gli affiliati vedessero riconosciuto qualche sconto di pena ma non uscissero dal clan. Vera manager e’ stata, ed e’ tuttora, Maria Licciardi, figlia del boss Gennaro detto ‘a scigna, sorella di Pietro e Vincenzo, che ha retto il clan piu’ potente di Napoli, componente di punta della Alleanza di Secondigliano, espandendone gli affari anche leciti, scontando un lungo periodo di detenzione, e tornando al comando del gruppo. Non solo gli affari curano le donne della camorra, ma anche i rapporti tra clan; un’incombenza non facile, dato l’alto grado di polverizzazione che da sempre ha distinto la criminalita’ organizzata Campana, le sue forti tensioni e il rapido disfarsi di alleanze tra famiglie.
In questo senso, emblematica la figura di Rosaria Pagano, la donna che ha messo ordine dopo tre faide nell’area Nord di Napoli, quelle di Scampia, una pace raggiunta dividendo finalmente l’impero della gestione delle piazze di spaccio della droga fra cio’ che rimane dei Di Lauro e loro alleati recenti, gli Amato-Pagano, di cui lei al vertice da diverso tempo come figlia e moglie di boss, e altri gruppi non meno importanti. Senza dimenticare un’altra donna boss storica come Teresa DeLuca Bossa la lady camorra di Ponticelli, la prima donna in Italia ad essere detenuta con il regime di 41 bis. E restando sempre a Ponticelli ma nel rione Conocal va segnalata la figura di Annunziata D’Amico la “passilona” uccisa nell’ottobre del 2015 dopo che aveva preso il comando del clan dei “fraulella” con l’arresto dei fratelli e del marito.
E di ieri la notizia dell’arresto a San Giorgio a Cremano di Immacolata Iattarelli, moglie del boss detenuto Ciro Troia di san Giorgio a Cremano che dopo l’arresto del figlio era diventato la vera reggente del clan. E sempre nella zona vesuviana non va dimenticato il ruolo di reggente avuto nella camorra ercolanese da un’altra Immacolata, ovvero Immacolata Adamo, detta “donna Assunta” moglie del defunto boss di Ercolano, Raffaele Ascione ‘o lungo, capace di far piangere e chiedere scusa alle forze dell’ordine corrotte e di minacciare i boss della cosca avversaria dei Birra-Iacomino. E’ stata condannata nel mese di settembre a 8 anni e 8 mesi di carcere.
Nella camorra Casalese, e in quella casertana che ha un organigramma piu’ simile a quella della mafia siciliana, le donne al potere sono poche, e in questo senso ben ne rappresenta il ruolo l’indagine che ha portato agli arresti oggi di Beatrice Zagaria, sorella del boss Michele e delle cognate. A loro, infatti, viene contestata la ricettazione, l’aver gestito cioe’ il denaro sporco dei clan, sorvegliando la cassa e i flussi di denaro destinati alle ‘mesate’ delle famiglie degli affiliati. Un compito piu’ tradizionale dunque, rispetto ad esempio alla partecipazione diretta alle minacce per le estorsioni, all’usura, al controllo del traffico dello spaccio di droga e in qualche caso anche alle responsabilita’ in omicidi contestate ad altre donne di cosche napoletane.

(da sinistra Rosetta Cutolo, Anna Mazza, Teresa De Luca Bossa, Maria Licciardi, Nunzia D’Amico, Rosaria Pagano, Immacolata Adamo, Immacolata Iattarelli)