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Camorra, il pentito: ”Dopo l’omicidio di Stanchi e Montò sparammo fuochi d’artificio’


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Il clan Marino, così come quelli della Vinella-Grassi avevano vietato l’uso dei cellulari ai loro affiliati durante la terza faida di Scampia. Si potevano utilizzare solo per parlare di cose futili. In alcuni periodi poi, nemmeno per quello.Lo ha spiegato ai magistrati della Dda di Napoli il pentito Gianluca Giugliano quando ha spiegato ciò che sapeva a proposito dell’omicidio  di Gaetano Marino’ o monkerino, fratello del boss Gennaro “Mecchei” ucciso a Terracina nell’agosto del, 2012.
Ha raccontato Giugliano: “Non possedevo un cellulare perché era come se un poliziotto stesse con me. Voglio dire che i cellulari sono rintracciabili ed essendo io un camorrista, non voglio che i miei discorsi siano ascoltati per non essere arrestato, come già mi è capitato. Anche altri del mio gruppo non usavano i cellulari, ossia Marino, Roberto Manganiello, Francesco Barone e Angelo Marino”. Giugliano ha anche parlato del duplice omicidio di Luigi Montò e di Raffaele Stanchi che ha portato il mese scorso alla condanna all’ergastolo per mandanti ed esecutori materiali. Al massimo della pena sono stati infatti condannati Antonio Mennetta, detto er nino, Fabio Magnetti, Umberto Accurso  ritenuti i mandanti e poi gli autori materiali e i complici di quell’orrendo duplice delitto. Ovvero Francesco Barone, Ciro Castiello, Luigi Aruta, Edoardo Zaino e Alessandro Grazioso. Giugliano ha raccontato: “Dopo che era stato ucciso Luigi Montò, Carlo Matuozzo fece esplodere una batteria di fuochi d’artificio da un suo fedelissimo.  In quel momento fu condotto fuori dallo stanzino Raffaele Stanchi, anch’egli legato mani e piedi con scotch marrone. Appena vide il corpo esanime e sanguinante di Montò, cadde svenuto. Forse morì d’infarto, ma Fabio Magnetti sparò anche a lui alla testa…Io e Francesco Barone ci mettiamo in una Fiat Punto rubata mentre su una SW ci sono Luigi Aruta, “Pilotino”, Fabio Magnetti, Rosario Guarino e Grazioso “o’ gemello”. Stanchi scende insieme con Montò e i due salgono su una Smart. Guarino esce dalla SW e con una pistola costringe Stanchi a salire sulla station wagon. L’altro fugge, ma io lo inseguo e lo colpisco con il calcio di una pistola alla testa cinque o sei volte. Grazioso lo prende e lo butta sulla Punto…Stanchi e Montò vengono condotti nello stanzino, dove entrai insieme con Gaetano Marino, Antonio Mennetta, Rosario Guarino e Luigi Aruta. Mennetta disse a Stanchi, per tranquillizzarlo, che non gli avremmo fatto nulla.
Gli chiese perché dava più soldi ad Arcangelo Abete di quanti ne desse altre famiglie e lui rispose che non era vero. Allora Mennetta gli domandò chi custodisse i soldi di Abete e Stanchi disse che non lo sapeva, dove avesse i suoi soldi e “Lello bastone” rispose che li aveva investiti in una tabaccheria e in un bar. Il discorso era mantenuto su toni tranquilli, ma a un certo punto si comprese che le cose stavano precipitando verso la soppressione dei due ostaggi. …Gaetano Marino diede un colpo a Stanchi con il moncherino del braccio destro, dicendogli “’sono io di Secondigliano, non tu’. Mennetta disse a Montò, per convincerlo a uscire dallo stanzino senza opporre resistenza, che lo avremmo portato all’ospedale; ma che per impedirgli di fuggire, sarebbe stato legato mani e piedi. Così, fu condotto fuori da Marino e Fabio Magnetti. Quest’ultimo gli sparò all’improvviso, Magnetti si calò e gli esplose contro un altro colpo sempre a bruciapelo alla testa. Poi fu portato fuori Stanchi, il quale appena vide l’amico cadde a peso morto”.

 

(nella foto di copertina il luogo dove furono ritrovati i due cadaveri bruciati  di Stanchi e Montò a Melito. Nei riquadri da sinistra le foto di sette degli otto condannati  per il duplice omicidio: Antonio Mennetta, Fabio Magnetti, Umberto Accurso, Francesco Barone, Ciro Castiello, Edoardo Zaino e Luigi Aruta)

 

 


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