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Camorra a Ponticelli, il racconto choc del testimone dell’omicidio di Davide Montefusco

Ci sono degli indagati per l’omicidio di Davide Montefusco avvenuto il 22 gennaio 2016 in viale Margherita a Ponticelli. È stato Vincenzo P., il quale era presente al momento dell’omicidio a ricostruire anche le fasi che lo hanno preceduto, riferendo in maniera circostanziata i suoi rapporti con i De Micco e quanto appreso dallo stesso Davide Montefusco, ex collaboratore di giustizia, prima che questi venisse ammazzato.  L’uomo sarebbe stato ucciso perché si era rifiutato di pagare il pizzo al clan De Micco per la sua attività commerciale che aveva a Ponticelli. Il testimone però il verbale in cui racconta dell’agguato il verbale si è rifiutato in parte di sottoscriverlo.
Le sue dichiarazioni però sono presenti all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare che due settimane ha portato in carcere 23 persone. “Non voglio morire, se dico la verità mi ammazzano. Ho una famiglia. Scrivete quello che volete. Non si scherza con quelle persone, se potessi direi tutto. Se io parlo e vi dico quello che so uccidono me e mia figlia.Preferisco andare in galera, almeno posso continuare a vedere la mia famiglia. Confermo che avevo un debito con un ragazzo che ha messo in mezzo a queste persone. Ho saldato il debito facendomi prestare i soldi da mio zio. Vi avviso che io non firmo niente di quello che state scrivendo”. Quel che si sa per certo, come viene riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, è che poco prima dell’omicidio Davide Montefusco a bordo della sua avuto si era recato in via Crisconio perché dovevano discutere con Flavio Salzano, uno dei reggenti dei De Micco, di una somma di 19mila euro che Vincenzo P. doveva rendere al suo omonimo Giampiero P., per una fornitura di merce. A garanzia Vincenzo P. aveva consegnato degli assegni post-datati da incassare man mano che la merce veniva venduta.
Gran parte di questa merce era stata ceduta da Vincenzo P. a tale Emanuele, del quale non conosce il cognome e che è agli arresti domiciliari, il quale al termine della vendita avrebbe dovuto consegnargli 27mila euro. Ma la merce non viene venduta e per questo dopo alcuni solleciti Vincenzo P. viene convocato da Flavio Salzano ma lì c’è invece Antonio DeMartino che gli intima dipagare. Vincenzo P. racconta al suo amico Davide Montefusco quello che era successo e lo stesso aveva detto di aver scacciato via dal suo negozio gli estorsori dei De Micco. Così decisero di andare assieme a casa di Flavio. All’altezza della casa di De Martino un uomo porta Vincenzo P. al cospetto del boss e si accordano per il pagamento del debito. Durante l’incontro in ben due occasioni alcuni esponenti della cosca  gli chiesero se la persona che lo accompagnava fosse proprio Davide Montefusco. Avendo avuto la conferma della presenza di Favide Montefusco, Antonio De Martino con una scusa intratteneva più del dovuto inviando nel frattempo alcuni sms con il suo telefono cellulare.
Dopo circa 10 minuti veniva riaccompagnato dal giovane all’esterno del caseggiato dove era rimasto in attesa di Davide Montefusco. Subito dopo i due si allontanavano da via Crisconio dirigendosi verso il viale Margherita e in questa circostanza notava lungo la strada uno scooter di colore scuro fermo con due giovani in sella e che a suo dire erano gli stessi che avevano affiancato l’auto in viale Margherita esplodendo i colpi di arma da fuoco contro Montefusco”.

 

(nella foto da sinistra Davide Montefusco, Flavio Salzano e Antonio Di Martino)