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Camorra a Giugliano, lo scissionista ‘Di Biase’ ucciso da quelli dell’Arenaccia. LE INTERCETTAZIONI

Il boss scissionista di Giugliano Michele Di Biase “paparella”  sarebbe stato ucciso su ordine del boss Francesco Mallardo ma l’omicidio sarebbe stato eseguito dai “soci” dell’Alleanza di Secondigliano, quelli dell’Arenaccia del gruppo Contini-Bosti. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare che l’altro giorni ha colpito 13 persone del gruppo guidato da Aniello Di Biase, figlio del ras scomparso da due anni e il cui cadavere non è stato mai ritrovato. “Papà è andato troppo in buona fede là”, disse all’amico e socio Gennaro Catuogno“’o scoiattolo durante una conversazione intercettata. Ma dietro quell’omicidio che ha segnato l’inizio della scissione all’interno del clan Mallardo non ci sarebbe solo la decisione del gruppo Di Biase di non smettere di spacciare a Giugliano. Avrebbe avuto un peso anche il timore che “Paparella”, ras carismatico, potesse mettere in discussione la leadership del clan Mallardo. Lo scrive la Procura antimafia sulla base di una serie di intercettazioni ambientali all’interno dell’abitazione di Gennaro Catuogno “’o scoiattolo”, uno degli arrestati nel blitz. “Il fatto di papà te lo dico io… questo… di Ciccio l0 iniziò a temere un poco”, si sfogava Aniello Di Biase  senza sapere che era intercettato. Era il 3 febbraio 2016.
Scrive la Procura antimafia. “Gennaro Catuogno, Aniello Di Biase e Francesco Di Nardo discorrevano dei motivi che avevano determinato l’uccisione di
Michele Di Biase e dunque delle vicende all’origine della spaccatura interna al clan Mallardo. Dalla conversazione emergono riferimenti al ruolo che Francesco Mallardo  avrebbe avuto in relazione all’uccisione di Michele Di Biase detto “Paparella ”.
Aniello Di Biase: “Ci fece togliere la “roba” da mezzo a noi… Michele, diglielo ai ragazzi… là, se lo è faticato e noi… Francù ti sei dimenticato? Il primo giorno, dissi, questo ha fatto togliere tutta la “roba” da mezzo… si è preso, ha preso il tempo, un anno, due anni di roba. Lo iniziava a temere… perché se questo inizia… dice, quello che si è messo in testa”.
Gennaro Catuogno: “Allora che gli ho detto io”.
Aniello Di Biase: “Dice, se questo Michele si appara, lui e altri 3-4 di loro, dice, questo m’ stut’ a me”.
Michele Di Biase scomparve il 2 ottobre 2015. Quella sera partì da Giugliano, presumibilmente senza dire a nessuno dove andasse, e arrivò a via D’Avalos all’Arenaccia) a bordo di una Fiat “Panda” intestata al fratello, ma spesso nella sua disponibilità.I sicari lo affiancarono mentre era seduto al posto di guida, senza dargli il tempo di scendere lo centrarono alla testa. La polizia trovò molto sangue all’interno della macchina e un cappellino con visiera forato sul lato sinistro. Il finestrino, sempre dal lato guida, era infranto in due punti e i colpi avevano sforacchiato anche il vetro dall’altro lato. e. Nell’abitacolo c’era- no anche un paio di occhiali, anch’essi sporchi di sangue. Sotto il parasole, gli investigatori trovarono la sua patente di guida. L’ipotesi più accreditata è che gli assassini abbiano prelevato il cadavere dalla “Panda”, lo abbiano caricato e trasportato con una macchina rubata in una zona di campagna. Poi l’avrebbero sotterrato, anche se due affiliati al clan Mallardo intercettati facevano riferimento a dell’acido. Ma sarà lo sviluppo dell’inchiesta a chiarire questo mistero.