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Camorra, agguato fuori al carcere: Lello ‘cartolandia’ trasferito a Caserta: è gravissimo

E’ ancora in gravissime condizioni e sta lottando tra la vita e la morte Raffaele Russo, vittima di un agguato di stampo camorristico nei pressi del carcere di Secondigliano giovedì scorso. E’ in coma farmacologico ed  è stato trasferito dal San Giovanni Bosco presso la rianimazione neurochirurgica dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.
Cinque colpi 9×21 esplosi a distanza ravvicinata gli hanno procurato  la compromissione di un occhio, la frantumazione della mandibola e la perdita dei denti. Al momento non è operabile e i medici aspettano che il quadro clinico migliori per poter intervenire.
Russo, conosciuto alla forze dell’ordine con il soprannome di Lello “cartolandia”, era detenuto in regime di semilibertà. Giovedì scorso, quando è uscito dal carcere di buonora è stato oggetto di un agguato mentre stava per salire sulla sua macchina una Opel parcheggiata in via Roma verso Scampia, proprio di fronte al penitenziario.
Nella sparatoria era rimasto ferito, ma solo di striscio anche un secondo detenuto che come Russo era in regime di Semilbertà e e che era appena uscito dal carcere per andare a lavorare a Boscoreale.
Le prime ipotesi porterebbero gli inquirenti alla pista dello “sgarro” al gruppo emergente denominato della “167”, nel cuore del rione popolare di via Colombo di Arzano. Un gruppo che sarebbe legato a doppio filo sia con gli Amato-Pagano che con la mala di Frattamaggiore e Cardito e che starebbe seminando il terrore tra Arzano , Scampia, Casoria, Frattamaggiore, Sant’Arpino e Crispano.
Questa nuova organizzazione criminale in forte ascesa – secondo gli investigatori –, avrebbe condizionato anche le ultime elezioni comunali ad Arzano e beneficiato di certificati per la tossicodipendenza rilasciati dai Sert di Casavatore e Scampia. Certificati per beneficiare di misure alternative al carcere.
Raffele Russo, 40 anni, sopranominato cartolandia per il negozio di cartolibreria in cui aveva iniziato a lavorare prima di scegliere la strada che l’ha portato dietro le sbarre, dopo circa 8 anni di carcere, ha fatto di nuovo palare di se. Non per colpa sua come avvenne nel 2008 quando fu arrestato dai militari della tenenza di Arzano a seguito di ordinanza cautelare richiesta dalla Diserzione Distrettuale Antimafia: ma per l’agguato di cui è rimasto vittima.
Non un vero boss Russo, ma nemmeno un personaggio di secondo piano della scacchiera criminale arzanese. Temuto, tanto da essere considerato il pistolero del gruppo della mala locale. Uno di poche parole che dell’azione aveva fatto il suo credo.
La posizione e il calibro del pregiudicato venne citata nell’ordinanza e poi nella sentenza a carico di una trentina di esponenti del clan Moccia che a cavallo del 2008 detenevano il controllo del territorio. Una sentenza in cui furono confermate le accuse pesantissime ai danni degli affiliati (compreso Russo), che andavano dalle estorsioni, alle gambizzazioni, dall’usura, agli attentati dinamitardi, anche ai danni di un ex assessore poi finita archiviata, fino alle rapine e un episodio di violenza sessuale.
Accusato anche del tentativo di estorsione ai danni di un ex consigliere comunale che nel 2008 aveva su volta estorto un cantiere edile. Consigliere che successivamente fu gambizzato sotto al comune e ritenuto causa determinate dello scioglimento per camorra nel 2008.
Con lui furono arrestati personaggi del calibro di  Domenico Cimini, di Afragola (ritenuto referente dei Moccia per le attività messe in atto nella circostanza dell’epoca); Mario Di Micco, Salvatore Ranucci, Antonio Russo, Gaetano Barone, ( ex dipendente di una ditta di pulizia presso il cimitero consortile Arzano-Casavatore-Casoria) e reggente del clan; Pasquale Del Prete, Gennaro Brancato (anch’egli dipendente di una ditta di pulizia presso il cimitero consortile Arzano-Casavatore- Casoria); e Raffaele Giubilato tutti di Arzano.
Già in carcere, invece, Giovanni Di Annicella, quarantanovenne di Arzano. Salvatore Pezzella, di Casavatore e Anselmo Vitucci di Afragola. Giovanni Di Annicella era in carcere già dal 25 gennaio 2007, quando fu anche accusato di essere l’autore del duplice omicidio di Ignazio Bassone e della moglie Maria Giuseppa Castaldi, uccisi nello chalet ‘dei Pini’ di loro proprietà.
Tutti sono stati condannati con pene pesantissime che variano dai 5 ai 21 anni. E ora beneficiando di sconti di pena e misure alternative, sono quasi tutti liberi tra Arzano, Casoria e Afragola. Ovviamente questo ha fatto che accrescere l’allerta nella zona e allarmato gli inquirenti.