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Camorra, 4 anni di carcere al boss del clan Contini. Il pentito: ”Si travestì da prete e voleva uccidermi”

E’ stato condannato a 4 anni di carcere il boss Giuseppe Amendola, ‘o guaglione, ex reggente del clan Contini. E’ accusato di ricettazione e falso in atto pubblico, reati entrambi aggravati dall’agevolazione al clan. Quando fu arrestato nell’estate del 2015 infatti fu trovato in possesso di documenti falsi.
Il boss era latitante da oltre un anno ma se ne stava tranquillamente al sole sulla spiaggia a Torvaianica, sul litorale romano. Fu ammanettato tra lo stupore generale dei bagnanti.
Era in vacanza e aveva affittato un appartamento nella località del litorale laziale, dove si era fatto raggiungere dalla famiglia. Nell’appartamento preso in affitto la polizia sequestrò3500 euro in contanti, 2 telefoni cellulari, 13 pen drive ed un computer e anche una Peugeot in uso al latitante. Ieri è arrivata la prima condanna. Ma per lui la Dda ha chiesto 14 anni di carcere nel maxi processo contro il clan Contini che si sta celebrando davanti al Tribunale di Napoli e la cui sentenza è attesa per fine anno.
Contro di lui ci sono le accuse  pentito Antonio Della Corte, secondo il quale Amendola decise e ordinò di ucciderlo. Il collaboratore di giustizia Antonio Della Corte, detto “tonino ‘o criminale” ha raccontato: “…Fui scarcerato il 5 luglio del 2003 e dopo appena una settimana, rimasi vittima di un tentativo di omicidio e sono certo che il tentativo era da attribuire al fatto che un mio nipote aveva cominciato a collaborare con la giustizia.
Ho saputo a distanza di anni che a ordinare il delitto è stato “Peppe o’ guaglione”, personaggio malavitoso del clan Contini che comanda la zona del Borgo Sant’Antonio Abate. Ritengo inoltre, che ad avere un ruolo sia stato anche Mario Pomatico, altro pregiudicato del clan Contini, il quale era presente al momento della sparatoria. Ho desunto, dal comportamento che tenne, che quest’ultimo svolse la funzione di “specchiettista”.
Ricordo infatti, che mentre mi era accanto conversava con il proprio cellulare con qualcuno al quale riferiva la mia presenza in strada…Mi trovavo all’interno del mio stabile in via Cesare Rosaroll e improvvisamente sono giunti a piedi cinque individui che io conosco come appartenenti al clan Contini. Si tratta di Pasquale, tale “Antonio o’ malomm”, tale “’o nannone”, “’o russ” e un altro giovane di corporatura esile che è stato scarcerato da poco. Preciso che di tali soggetti sono in grado di fornire ulteriori particolari al fine di arrivare alla loro identificazione nonché di essere in grado di riconoscerli sia di persona che in fotografia. Appena giunti davanti a me, “Antonio ’o malommo”, spalleggiato dagli altri che mi avevano accerchiato, mi ha intimato di riprendere la mia attività di spaccio che avrei dovuto svolgere vendendo per conto di “Peppe ’o guaglione”.
Si tratta in realtà dell’attività di spaccio che ho sempre effettuato: un’attività di spaccio praticata per conto dell’organizzazione criminale e per la quale sono stato già condannato”.