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Clan Loreto-Ridosso, arriva la sentenza di Appello: condanna confermata per il consigliere De Iulio di Castellammare

Scafati. Estorsioni messe a segno da esponenti del clan Ridosso-Loreto: arrivano le condanne bis. Sostanzialmente confermate le pene inflitte con rito abbreviato in primo grado dai giudici della Corte di Appello di Salerno, nell’ambito del processo alla cosca di Scafati. Lo sconto maggiore di pena è quello che è stato riservato a Gennaro Ridosso, condannato in primo grado ad 8 anni e dieci mesi, dovrà scontare 5 anni e 4 mesi, quattro in più rispetto a quelli chiesti per lui dal procuratore generale Pierina Consoli nel corso della requisitoria; sconto di dieci mesi di reclusione anche per Alfonso Morello, condannato in primo grado a sei anni e 10 mesi e ritenuto il cassiere e il riscossore dei proventi dell’usura per conto del clan Loreto-Ridosso, per Morello cade anche l’aggravante camorristica. Luigi Ridosso, sei anni e 10 mesi in primo grado, ottiene la concessione delle attenuanti generiche e viene condannato a 5 anni e due mesi. A Romolo Ridosso, ritenuto uno dei promotori dell’associazione criminale che operava tra Scafati, Castellammare e Pompei, sono stati inflitti tre anni e sette mesi di reclusione a fronte dei 4 anni e dieci mesi del primo grado. Confermate per tutti gli altri le pene decise dal Gup di Salerno Emiliana Ascoli a gennaio scorso. Tra questi quella del consigliere comunale di Castellammare di Stabia, Massimiliano De Iulio, eletto in una civica e sospeso per effetto della condanna a tre anni incassata in primo grado. Medesima pena era stata inflitta anche allo stabiese Carmine Di Vuolo. Confermata la condanna a sei anni anche per il collaboratore di giustizia Alfonso Loreto.

Il Gup Ascoli aveva invece rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Nocera Inferiore, gli altri coimputati nel processo: Salvatore Ridosso, Francesco Sorrentino alias’o campagnuolo, Antonio Palma di Pompei, Michele Imparato di Boscoreale e Antonio Roma­no di Pompei.

Tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere, usura e estorsione, per aver fatto parte del clan operante a Scafati e nei comuni limitrofi tra il 2007 e il 2008. A settembre del 2015 i capi della cosca Loreto-Ridosso erano finiti in manette, mentre i fiancheggiatori erano finiti poi a processo.

Dopo gli arresti, sia Alfonso Loreto che Romolo Ridosso avevano deciso di collaborare con la giustizia dando vita a nuovi filoni di inchiesta tra i quali quello del legame tra politici e camorristi che ha portato allo scioglimento del consiglio comune del Comune di Scafati.

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