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Napoli: inchiesta della Procura sulla morte in ospedale di Giulio Murolo, l’infermiere della “strage dal balcone” a Secondigliano

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sulla morte di Giulio Murolo, il 48enne infermiere autore della famosa “strage dal balcone di Secondigliano” . Il 15 marzo Murolo è morto dopo aver ingerito, due giorni prima nella sua cella del carcere di Poggioreale dove era detenuto, una dose massiccia di medicinali che gli erano stati somministrati nel corso delle setti-
mane precedenti e che invece non aveva mai preso.Due gioroni prima era stato ricoverato d’urgenza in “codice rosso” all’ospedale Loreto Mare. Dopo un momentaneo miglioramento delle sue condizioni di salute il 15 marzo fu stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Ma secondo il fratello c’è qualcosa che non convince e per questo ha deciso di presentare un esposto-denuncia agli agenti del commissariato Scampia. Il magistrato Stefania Castaldi, il pm che fino a pochi mesi fa era nella Dda di Napoli e che si era occupato proprio delle indagini sulla faida di Scampia, ha bloccato la sepoltura e disposto autopsia ed esami tossicologici. Si vuole fare luce su una serie di circostanze che al momento non sono del tutto chiare. Non è eslcusa l’ipotesi di un avvelenamento. Si vuole capire perché nessuno si è accorto che Murolo non ingerisse i farmaci, visto che già a luglio aveva provato a suicidarsi allo stesso modo? E poi è stato prudente dal punto di vista medico lasciare che il paziente respirasse da solo e senza l’ausilio di macchinari a 24 ore dal tentativo di suicidio? E inoltre la salma del 48enne fu sbloccata dopo 24 ore, prim’ancora che il pm autorizzasse i funerali, cosa alquanto inusuale per un decesso avvenuto dopo un tentativo di suicidio in carcere. Per il momento no ci sono persone iscritte nel registro degli indagati ma ora sarnno i risultati dell’autopsia e dei periti medici a cercare di chiarire quanto meno il perché della morte di Giulio Murolo. E’ quello che chiede il fratello.

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sulla morte di Giulio Murolo, il 48enne infermiere autore della famosa “strage dal balcone di Secondigliano” . Il 15 marzo Murolo è morto dopo aver ingerito, due giorni prima nella sua cella del carcere di Poggioreale dove era detenuto, una dose massiccia di medicinali che gli erano stati somministrati nel corso delle setti-
mane precedenti e che invece non aveva mai preso.Due gioroni prima era stato ricoverato d’urgenza in “codice rosso” all’ospedale Loreto Mare. Dopo un momentaneo miglioramento delle sue condizioni di salute il 15 marzo fu stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Ma secondo il fratello c’è qualcosa che non convince e per questo ha deciso di presentare un esposto-denuncia agli agenti del commissariato Scampia. Il magistrato Stefania Castaldi, il pm che fino a pochi mesi fa era nella Dda di Napoli e che si era occupato proprio delle indagini sulla faida di Scampia, ha bloccato la sepoltura e disposto autopsia ed esami tossicologici. Si vuole fare luce su una serie di circostanze che al momento non sono del tutto chiare. Non è eslcusa l’ipotesi di un avvelenamento. Si vuole capire perché nessuno si è accorto che Murolo non ingerisse i farmaci, visto che già a luglio aveva provato a suicidarsi allo stesso modo? E poi è stato prudente dal punto di vista medico lasciare che il paziente respirasse da solo e senza l’ausilio di macchinari a 24 ore dal tentativo di suicidio? E inoltre la salma del 48enne fu sbloccata dopo 24 ore, prim’ancora che il pm autorizzasse i funerali, cosa alquanto inusuale per un decesso avvenuto dopo un tentativo di suicidio in carcere. Per il momento no ci sono persone iscritte nel registro degli indagati ma ora sarnno i risultati dell’autopsia e dei periti medici a cercare di chiarire quanto meno il perché della morte di Giulio Murolo. E’ quello che chiede il fratello.